SORELLE MATERASSI

(Visto l’11 gennaio 2018 nella Sala Grande del Teatro Franco Parenti)

Adattamento di Ugo Chiti dal romanzo di Aldo Palazzeschi – Regia di Geppy Gieljeses

DUE GRANDI SORELLE AL PARENTI    

Nella Sala Grande del Teatro Franco Parenti fino al 21 gennaio è di scena Sorelle Materassi, adattamento teatrale di Ugo Chiti dall’omonimo romanzo di Aldo Palazzeschi.  La regia è di Geppy Gieljeses. Il romanzo capolavoro di Aldo Palazzeschi,  pubblicato nel 1934 ed è  già stato più volte ripreso sempre  con successo al cinema, in televisione e in teatro. La fortuna e il successo di questa nuova rivisitazione di Sorelle Materassi  sta soprattutto nella sobria riscrittura di un toscano doc come Ugo Chiti e nella interpretazione di due eccezionali attrici Lucia Poli e Milena Vukotic.

Ugo Chiti ha potato il testo, riducendo il tutto al nocciolo del romanzo con i soli personaggi essenziali senza tradire trama e forma dell’originale di Aldo Palazzeschi: intatta è la parodia quasi grottesca della vita e della visione della società borghese agli inizi del  Ventesimo secolo e tutto è in leggero equilibrio tra drammatico e comico.

Un equilibrio perfetto in cui agili si muovono le due protagoniste Lucia Poli (zia Teresa) e Milena Vukotic (zia Carolina), la prima vuole apparire volitiva e far capire che è lei che guida e prepara tutto a partire dal fine lavoro di ricamatrici per papi e nobili, la seconda dà vita a una splendida lieve donna anziana persa  in una insopprimibile aerea passione per il nipote tipico fascistello rubacuori.

Piace la soluzione registica di Gieljeses per il primo impatto col pubblico:  in un riuscito gioco di ombre un grande papa sovrasta le due sorelle in un’udienza sognata e sperata dalla tenerissima Carolina. Un po’ meno convince la poca sottolineatura che il regista dedica ai mutamenti, a volte improvvisi, tra tentata ribellione e sottomissione totale.

Detto ancora una volta della superba interpretazione delle due protagoniste, spiace notare come Marilù Prati abbia incontrato una serata no, spesso solo di gola, inferiore al suo standard abituali. Bravi e applauditi tutti gli altri da Gabriele Anagni, lo sfrontato nipote, a, soprattutto, Sandra Garuglierio convincente nel ruolo della serva Niobe.

Piace la scena di Roberto Crea, che con l’incombente ciliegio sul fondale quasi accomuna per simboli la decadenza economica delle sorelle Materassi allo sfascio finanziario di Ljubov’ Andreevna nel capolavoro cecoviano. Una nota di merito anche ai costumi efficaci essenziali, ma anche sovrabbondanti quando il grottesco che muove il testo lo richiede.

Adelio Rigamonti

TRAMA

La vicenda è quella di tre sorelle, Teresa e Carolina, abili  ricamatrici di biancheria per l’aristocrazia fiorentina e Giselda, ripudiata dal marito. Ad invecchiare con loro, la fedele domestica Niobe, dal popolaresco ottimismo.

Tutto sembra scorrere in un’esistenza monotona e priva di sussulti fin quando Remo, il giovane figlio di una quarta sorella defunta, irrompe nella loro vita. Bello e pieno di vita, il nipote capisce subito di essere l’oggetto di una predilezione venata di inconsapevole sensualità e approfitta della situazione ottenendo immediata soddisfazione a tutti i suoi desideri. Il sereno benessere della vita familiare comincia ad incrinarsi: le pretese incessanti di Remo costringono le zie a spendere più di quanto guadagnino e a vendere la casa e i terreni ereditati dal padre.

Un finale che non sfocia nel dramma apparentemente inevitabile. L’autore, giocoso e nichilista allo stesso tempo, conclude la vicenda con un gioco delizioso e sottilmente crudele, dove Teresa e Carolina accettano di lavorare per la piccola borghesia di Coverciano, mentre  rovistano tra le foto dell’atletico nipote in costume semiadamitico.

(dal foglio di sala del Teatro Quirino in Roma)