DE REVOLUTIONIBUS.

SULLA MISERIA DEL GENERE UMANO

Propongo un ampio stralcio della mia recensione del 4 aprile 2016 dopo aver visto al Pim Off lo spettacolo dal 27 febbraio in scena al Teatro Elfo – Sala Bausch.

[…] De Revolutionibus, diretto e interpretato da Cristina Minasi e Giuseppe Carullo, è uno di quegli spettacoli agili e belli la cui esistenza non è così facile da supporre. Due figurine esili, lei con qualcosa nelle movenze che molto vagamente rammenta la Gelsomina felliniana, lui di certo uno Zampanò alla rovescia esile quanto lei, ma all’apparenza quasi sottomesso alla grinta a volte parossistica di lei. Due clown, due circensi con i loro carretti di cianfrusaglie, che in un inizio di coinvolgente pantomima raffinata e contenuta si trasformano in un piccolo carro/carretto di Tespi con tanto di fondale, una sorta di chapiteau ad arte malmesso, con una stella di cartone puntata di sopra. Da questo punto si […] entra nel garbato teatro filosofico che i due attori gestiscono con bravura attorno a due testi splendidi di Giacomo Leopardi. Un Leopardi morsicato e masticato con arguzia ma lasciato intatto nel suo perfido pessimismo. Nella prima parte viene presentata l’operetta morale “Il Copernico” (col sottotilo che si legge su brandelli di stoffa che fuoriescono dai carretti: “Operetta infelice per questo morale”). “… Così dalla minuscola Terra si precipita verso il baratro delle non conosciute Luminose Meraviglie, nell’infinito buio dipinto di stelle, nella profondità e nell’abisso di ciò che rimane una speranza, l’esser parte di un’Infinita Meraviglia: il Creato”, si legge sul foglio/cartolina di sala. Già nella prima parte dello spettacolo Cristina Minasi si impone come attrice/mattatrice superba nell’ironica violenza che sa comunicare sorretta con dissimulata energia da un “timido” e “impacciato”, contraltare perfetto, Giuseppe Carullo. Una coppia d’attori che chiamati alla difficile prova di misurarsi con l’intoccabile della nostra poesia reggono bene ridandoci un Leopardi integro ma soprattutto vitale. Nella seconda operetta rappresentata, “Galantuomo Mondo” (sottotitolo “Operetta immorale per questo felice), dove il Mondo è trasformato in una invadente, quasi una sorta di figura demoniaca, Signorina Civiltà, lo “sgangherato teatrino” di guitti diventa vero e proprio teatro filosofico, pur mantenendo la leggerezza che permette al pubblico di divertirsi, magari anche ridendo, e trovando nel teatro una risorsa, forse l’ultima, la determinante per riacquistare, in un moto quasi rivoluzionario, l’immaginazione. Questo De Revolutionibus dovrebbe girare nelle scuole per “accendere” nuovamente la figura di Leopardi e soprattutto per far conoscere due teatranti, e il termine non è a caso, di indiscutibile talento.

a.r.