L’ULTIMA CENA 
3 CHEFS TRIO COMEDY CLOWN

(Visto alla Casa di Reclusione di Opera il 9 novembre 2017)

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Di e con Claudio Cremonesi, Stefano Locati e Alessandro Vallin. Regia di Rita Pelusio

L’ARTE DI CUCINARE UN UOVO ALLA COQUE

Giovedì 9 novembre si è concluso il 6° Festival di Teatro Carcere Prova a sollevarti dal suolo di Opera Liquida, creata, condotta e diretta dall’infaticabile Ivana Trettel, che incontra ogni giorno gli uomini reclusi nel carcere di Opera, con i quali lavora, agisce e interagisce attraverso il Teatro.

Anche quest’anno si è dimostrata ottima l’idea di portare teatro in carcere e  la scelta di spettacoli comici è condivisibilissima, accanto all’esportazione del Teatro Carcere in luoghi della città. La compagnia Opera Liquida, formata da detenuti o ex detenuti, ha un repertorio di spettacoli con testi, alla cui stesura hanno spesso partecipato i detenuti stessi, pungenti e duri che riescono a dare una visione da un punto di vista diverso della società in cui viviamo e che sono allestiti con vera professionalità.

Quest’anno il Festival si è concluso, sul palco all’interno della Casa di Reclusione di Opera, con un gran botto: L’ultima cena – 3 Chefs Trio Comedy Clown.

Si tratta di una Comedy Clown di e con Claudio Cremonesi,  Stefano Locati e Alessandro Vallin, che prende amabilmente in giro il mondo della nouvelle cuisine che semina chef più o meno stellati su tutti i canali tv, a proporre ricette per raffinati cibi, sovente più di immagine che di sostanza.

Nella divertentissima serata viene illustrato in tutti i minimi passaggi come si cucina un uovo alla coque. I tre clown, con alle spalle anche partecipazioni al prestigioso Cirque du Soleil, presentano la preparazione dell’uovo ovviamente a modo loro rispolverando, e in alcuni casi rigenerando in modo raffinato e appropriato, tutto ciò che si trova di prezioso nel gran baule della clownerie, sia essa di strada o di circo.

C’è di tutto nello spettacolo dei tre clown, che non hanno nulla da invidiare ai grandi e più famosi clown stranieri. Ci sono piccoli elementi di acrobatica, applauditissimi passaggi virtuosi di micromagia, tanta jonglerie, anche per alcuni aspetti innovativa, per finire con i concerti in cui si suona di tutto con tutto (casseruole, coltelli e altri utensili da cucina) e con gli immancabili campanellini di vecchia memoria circense.

Nello spettacolo c’è soprattutto un’armonia narrativa che non ha bisogno di parole, un’armonia che scaturisce soprattutto dal grande affiatamento dei tre artisti che è sicuramente frutto di grande e lungo lavoro sotto l’occhio esterno di una regista accorta come Rita Pelusio, che mai ha smesso di sondare, in ogni suo lato, il mondo della clownerie. Da vedere.

Adelio Rigamonti

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