AMORE AI TEMPI DEL COLERA

(Visto il 10 maggio 2018 al Teatro Gerolamo)

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Da Gabriel García Márquez – Regia di Cristina Pezzoli

L’ELEGANZA RAFFINATA PER UN AMORE TRASCINATO UNA VITA

Amore ai tempi del colera è, come citato in locandina, un’operita musical per cantattrice e suonatori  che è pièce raffinata ed elegante e ben si addice alla raffinata eleganza del Teatro Gerolamo che l’ha ospitata, purtroppo solo per due repliche. Ridurre e soprattutto trasformare in gradevole e immediata operita uno dei testi più riusciti e letti di Gabriel García Márquez è la sfida che la regista Cristina Pezzoli sta affrontando da alcune stagioni, replica dopo replica, in diversi teatri italiani. Certo che se si ha il supporto di una eccellente Laura Marinoni e di due navigati e puntualissimi musicisti del calibro di Marco Caronna (chitarra e percussioni) e Alessandro Nidi (pianoforte), la sfida la si può giocare tranquillamente in discesa.

Felice è sicuramente la scelta di condensare del corposo romanzo solo quegli episodi chiave che illustrano con poesia, che mostra vistose sottolineature ironiche, le sfumature d’un lungo intenso amore durato 53 anni, 7 mesi e 11 giorni tra Florentino Ariza e Fermina Daza, che si incontrano dopo tanto tempo ai funerali del marito di lei, il dottor Juvenal Urbino.

Fondamentale e ironicamente divertente è il costante parallelismo tra amore e colera che per Márquez hanno gli stessi sintomi e assai divertente, ma per molti versi vera, la frase quasi lapidaria che fa subito centro nel pubblico “il cuore ha più stanze di un casino”.

Gli episodi scelti sono collegati da canzoni, in alcuni casi splendide, che sottolineano gli aspetti di una sorta di danza sensuale dell’ operita. Ben quindici i brani interpretati dalla gran voce di Laura Marinoni: qui mi limiterò a ricordare quelli che mi hanno maggiormente colpito a partire da Sus ojos se cerraron di Carlos Gardel, una delle pietre miliari, come interprete e compositore, del tango, per passare alla Chanson des vieux amants di un ispirato Jacques Brel e giungere al gioiellino interpretativo de Cu ti lu dissi di Rosa Balistreri.

Detto delle ottime interpretazioni canore di Laura Marinoni, è necessario elogiare la grande capacità della stessa di palesare al pubblico tutti i personaggi evocati nella narrazione e identificarsi in questi con piccoli ma assai significativi mutamenti di accento e intonazione. Quella di Laura Marinoni è anche una grande presenza fisica che domina con vigorosa carica poetica e sensuale per circa un’ora e mezzo il ristretto palco del Gerolamo e proprio le anguste misure del palco avrebbero dovuto indurre la regista Cristina Pezzoli a limitarsi nel porre oggetti in scena che spesso ingombrano e limitano gli spazi a una dinamica e ottima cantattrice: un piccolo neo che non inficia l’efficacia e l’eleganza di uno spettacolo che meriterebbe molte repliche a fila.

Adelio Rigamonti