TEATRO DELLA COOPERATIVA

IL RUMORE DEL SILENZIO

Fino al 15 dicembre 2019 

con Laura Curino e Renato Sarti
testo e regia Renato Sarti
disegni Ugo Pierri e Giulio Peranzoni
video installazione Fabio Bettonica
musiche originali Carlo Boccadoro
assistenti alla regia Salvatore Burruano, Chicco Dossi
con il sostegno del Comune di Milano
con il patrocinio di
Associazione Piazza Fontana 12 dicembre 1969,
ANED, ANPI Provinciale di Milano e Istituto Nazionale Ferruccio Parri,
con il contributo di CGIL, FLC CGIL, FISAC CGIL, FIRST CISL, UILCA UIL
si ringraziano Licia, Claudia, Silvia Pinelli e
Piero Scaramucci autore del libro “Una storia quasi soltanto mia”
produzione Teatro della Cooperativa
spettacolo sostenuto nell’ambito di
NEXT ed. 2019/2020 – progetto di Regione Lombardia in collaborazione con Fondazione Cariplo
testo finalista 55° Premio Riccione per il Teatro

Visto da Adelio Rigamonti il 9 dicembre 2019

IL RUMORE DEL SILENZIO

MEMORIE NECESSARIE

Risultati immagini per il rumore del silenzio teatro

Secondo una ricerca del 2006 su più di mille studenti milanesi tra i 17 e 19 anni, solo poco più del 6 % individua nei neofascisti i veri colpevoli della bomba alla Banca Nazionale dell’Agricoltura di Piazza Fontana. Per gli altri mandanti ed esecutori sono da ricercare tra mafiosi, comunisti, anarchici (!) e per oltre il 40% tra le Brigate Rosse, che in quel 1969 non si erano ancora costituite.

Temo che se l’indagine fosse fatta ora sortirebbero risultati ancora più lontani dalla verità, forse qualcuno, magari in molti, inserirebbero anche gli immigrati arrivati coi barconi. In queste attuali stagioni, in cui l’esaltazione dell’odio in tutte la sue declinazioni è protagonista assoluta nel distruggere memorie e verità, Il rumore del silenzio di Renato Sarti, dopo la prima in un gremitissimo Elfo, al Teatro della Cooperativa fino al 15 dicembre, è un grido saggio e forte che non  deve andare disperso.

Nel coraggioso atto di ripristino di memorie e verità, Il rumore del silenzio è un’alta testimonianza di teatro civile. Due i fili rossi che a volte si ingarbugliano, altre si allontanano, altre ancora si legano indissolubilmente, sono alla base della narrazione scenica. Da un lato la bomba in banca, e sta lì nel mezzo della scena un orologio da muro fermo alle 16.37, l’ora dell’esplosione, dall’altra la figura dell’anarchico ferroviere Pino Pinelli, la diciottesima vittima innocente della strage fascista.

Per uno spettacolo di questo tipo ovviamente quello che conta è il messaggio che giunge al pubblico e su questo non si può che dire che il messaggio è giunto forte, emozionante.

Ma un breve cenno occorre farlo anche riguardo alla messa in scena in sé. La regia e la drammaturgia appaiono puliti e sono da sottolineare come positive e convincenti soprattutto una scelta drammaturgica e una registica. Drammaturgicamente è interessante tutto il racconto della figura di Pinelli reso da una perfetta Laura Curino, che gioca in seconda persona entrando e uscendo in modo esemplare dalla figura di Licia Pinelli, moglie di Pino. Per quanto riguarda la regia decisamente interessante l’espediente di affiancare al testo parlato, documentato e ficcante, il lirismo quasi straziante del racconto per oggetti: una macchina per scrivere, un mangiadischi, una cartella di disegni, una scarpa, i pacchi dono per Natale e tanto tanto ancora. Quasi tali oggetti semplici  e d’uso quotidiano fossero pietre salde per ricostruire memorie. Memorie che vanno trasmesse con forza alle nuove generazioni e purtroppo non solo a quelle.

Laura Curino e Renato Sarti, al di là di qualche naturale piccolo scompenso da prima, sono efficaci nel districare e annodare con forza i due fili rossi, di cui ho detto poco sopra: due storie parallele e sovrapposte che avevano unito nel dolore e nella rabbia Milano e il Paese e che ora occorre vivificare con forza.

Adelio Rigamonti