LA TRAGEDIA DEL VENDICATORE

(Visto al Teatro Strehler il 9 ottbre 2018)

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Di Thomas Middleton – Drammaturgia e regia di Declan Donnellan

LA GROTTESCA, DIVERTENTE DANZA MACABRA DI DONNELLAN

LA RECENSIONE

Fino al 16 novembre è in scena allo Strehler La tragedia del vendicatore di Thomas Middleton, drammaturgo inglese tra i più celebri dell’età elisabettiana e giacomiana e famoso autore di city comedies e revenge tragedies. La regia è di  Declan Donnellan, Leone d’oro alla carriera nel 2016 a Venezia, che è alla sua prima produzione in un teatro italiano alla guida di attori italiani.
La tragedia del vendicatore è una revenge tragedie, una sorta di pulp fiction del Seicento britannico in cui nulla ci viene risparmiato: delitti a iosa, stupri, intrighi, vizi e immoralità di ogni genere. La preziosa rilettura che Declan Donnellan compie del famigerato testo originale è tutta sapientemente virata nel grottesco e spiazza, praticamente fin dall’inizio, lo spettatore.
A luci accese il pubblico prende posto dinnanzi a un’enorme palizzata rossa, che nel prosieguo sarà contemporaneamente sipario e sfondo: un rosso tendente al bruno, un qualcosa di tetro, quasi un preambolo ottico a quello che accadrà. Ma dopo qualche battuta di premessa alla sanguinolenta tragedia, ecco subito la virata al grottesco che contraddistingue tutto lo spettacolo ed esalta il teatro/ finzione.
La tragedia si svolge in una non identificabile corte italiana. È lo stesso regista Donnelan a dirci che “all’epoca l’Italia cattolica era un luogo proibito per gli inglesi protestanti. Per poter parlare di corruzione, ambientavano le storie in Italia”. La collocazione in Italia è sottolineata, nel curatissimo impianto scenico ideato da Nick Ormerod, dalla proiezione sullo sfondo di enormi squarci di famosi e preziosi dipinti di Mantegna, Piero della Francesca e Tiziano.
Quello in scena allo Strehler è sicuramente teatro che diverte sempre in equilibrio tra lo splatter, l’ironico e, come già detto, il grottesco che è la chiave di lettura più convincente che il regista anglo-irlandese sapientemente fornisce al pubblico. Uno spettacolo veloce, rapido, due ore trascorse senza guardare l’orologio, aperto e soprattutto chiuso, nel prepotente sabba infernale del massacro finale, da uno scatenato ballo sulle note di Ahi, Ahi, Ahi di Gianluca Misiti. Una vertiginosa danza macabra che ricorda assai da vicino le agitate movenze dei dipinti secenteschi su molte chiese del nostro Nord a partire da Clusone e dintorni della Val Seriana.
Tutta la tragedia efferata, affresco di una società in cui la vita di ciascuno è priva di speranza, è attraversata dal senso del comico che si sprigiona dal tradizionale humour inglese unito alla passionalità grassa italiana con risultati spesso esilaranti.
Importante e significativo il lavoro del regista sugli attori, alcuni giovanissimi, quasi tutti diplomati al Piccolo Teatro; un lavoro indirizzato a creare la squadra, l’insieme per il quale tempi e azioni sono calcolati quasi con precisione artigianale. Recitare abbandonando gli stilemi personali per costruire un collettivo non è comune sui nostri palcoscenici e ci vorranno alcune repliche perché tutti concorrano a ottenere quei risultati di insieme voluti dal regista.
Dei quattordici interpreti in scena, un altro bel vedere coi tempi che corrono, mi hanno particolarmente convinto Fausto Cabria nello sdoppiarsi tra il feroce Vendice e Piato sordido e sporco, Raffaele Esposito nel contorto ruolo di Ippolito, fratello di Vindice, e soprattutto Pia Lanciotti sfrenata e avvincente sia nel ruolo della sensualissima Duchessa sia in quello di Graziana, madre di Casta, Ippolito e Vindice, donna che è facile a lasciarsi abbindolare con promesse di ricchezza e promozione sociale.

Adelio Rigamonti

L'ARGOMENTO DELLA COMMEDIA

In una non meglio precisata corte italiana, Vindice e Ippolito, figli di Graziana e fratelli di Castiza, si incontrano davanti al Palazzo del Duca. Vindice – come dice il nome – desidera vendicare a qualunque prezzo la morte della promessa sposa Gloriana, stuprata e avvelenata dal Duca poco prima delle nozze.

Vindice si traveste da Piato – Vindice domanda a Ippolito, che è valletto di Lussurioso, il figlio maggiore del Duca, di introdurlo a corte così da porre in atto il piano. Ippolito gli svela che il padrone gli ha chiesto di procurargli un individuo losco e viscido per un affare da concludere. Vindice coglie l’occasione: si traveste e si presenta a corte sotto le spoglie di un mellifluo personaggio di nome Piato.

Il processo a Junior –  Junior, figlio minore della Duchessa e figliastro del Duca, è processato e condannato per aver stuprato la moglie di un nobile cortigiano. I fratelli Ambizioso e Supervacuo gli promettono soccorso. La Duchessa, nel frattempo, seduce il figliastro Spurio.

L’infame progetto di Lussurioso – Ippolito introduce Vindice/Piato a corte. Lussurioso gli confida di voler sedurre la vergine Castiza, sorella di Ippolito. Vindice/Piato è disgustato, essendo Castiza anche sua sorella, ma asseconda Lussurioso.

Sorella casta e madre snaturata – Sempre irriconoscibile per il travestimento, Vindice/Piato si reca a casa, dove suscita lo sdegno di Castiza, per nulla disposta a cedere a Lussurioso; all’opposto, convince la madre Graziana ad accettare i doni del giovane erede al trono e a far pressioni sulla figlia perché cambi idea. L’atteggiamento di Graziana turba Vindice.

Lussurioso è ingannato –  Tornato a corte, Vindice/Piato riferisce il parziale successo e, con l’aiuto di Ippolito, convince Lussurioso a fare irruzione nella camera del Duca dove, a suo avviso, si sta consumando il tradimento della Duchessa con Spurio. In realtà, chi giace con la Duchessa è il Duca, che ordina di imprigionare immediatamente Lussurioso per tradimento e di farlo giustiziare.

Prima parte della vendetta: l’assassinio del Duca –  Vindice/Piato e Ippolito attirano il Duca in una trappola, lo torturano e lo uccidono, vendicando Gloriana.

La commedia degli equivoci – Per un errore nella ricezione degli ordini, Junior è giustiziato al posto di Lussurioso. Ambizioso e Supervacuo, che si sono recati all’uscita del carcere per dare il benvenuto in libertà al fratello minore, assistono al rilascio di Lussurioso sano e salvo, mentre viene loro consegnata la testa decapitata di Junior. Tornato a corte, Lussurioso si lamenta con Ippolito che il ruffiano da lui procurato lo ha quasi condotto alla morte. Di rimando Ippolito gli presenta Vindice, questa volta nei panni di se stesso: entrambi sono incaricati da Lussurioso di scovare Piato, cosa assai bizzarra, dal momento che Vindice e Piato sono la stessa persona…

Il castigo di Graziana –  Vindice e Ippolito tornano a casa per punire Graziana. In un confronto molto serrato, ottengono che la madre riconosca la propria incresciosa condotta e torni a essere quella di sempre. Anche Castiza la metterà alla prova, ma si vedrà che la virtù di entrambe è ora ben salda.

Lussurioso diventa Duca – Vindice e Ippolito convincono Lussurioso di aver trovato Piato: in realtà è il cadavere massacrato del Duca che i due hanno “truccato” da Piato. Lussurioso, ignaro di cosa i due abbiano fatto, attribuisce a Piato l’omicidio del padre e coglie immediatamente l’occasione per insediarsi sul trono. Per prima cosa esilia la Duchessa, cui Ambizioso e Supervacuo, ma anche Spurio, voltano le spalle.

La vendetta si compie ma travolge anche Vindice –  Vindice e Ippolito danno il via a una sorta di sabba infernale, in cui tutti uccidono tutti. Vindice ha ottenuto quel che cercava, ma la sua sete di vendetta lo conduce alla morte e travolge anche Ippolito.