TEATRO DELLA COOPERATIVA

THE DEI AFTER

Fino al 12 gennaio 2020 

di Domenico Ferrari
con Mila BoeriCristina CastigliolaMatilde Facheris
regia di Rita Pelusio
luci Luca De Marinis
scene e costumi Ilaria Ariemme
produzione ATIR Teatro Ringhiera

Visto da Claudia Pinelli il 9 gennaio 2020

THE DEI AFTER

TORNANO GLI DEI PER RIPARARE IL MASCHIO

Non è facile riuscire a mantenere una chiave comica non superficiale affrontando temi che potrebbero comportare uno scadere a toni da barzelletta. Questo il tentativo parzialmente riuscito di The Dèi After, che ha debuttato in prima nazionale al Teatro della Cooperativa il 9 gennaio dove rimarrà in scena fino a domenica 12 gennaio 2020, spettacolo che offre  spunti interessanti e un buon livello recitativo anche se l’andamento non lineare comporta qualche momento di confusione e una sensazione di non compiutezza. In scena Mila Boeri, Cristina Castigliola, Matilde Facheris, del Kollettivo Drag King nato all’interno del Teatro Ringhiera nel 2011, su un testo scritto da Domenico Ferrari con Rita Pelusio anche in veste di  regista.

ph. Serena SerranoGli Dei vengono chiamati a riparare il maschio che è andato in frantumi nel modificarsi del mondo, con la necessità di dargli di nuovo un senso e possibilmente diverso. Ma l’impresa non si rivela facile perché gli Dei che dovrebbero cimentarsi in una simile impresa sono loro stessi non scevri da pregiudizi e stereotipi con cui si devono confrontare. Ecco così Zeus, il padre, intriso del suo passato potere, rimarcato da una parlata “meneghina”,  che ormai invecchiato ma condannato all’immortalità deve fare i conti con poteri e virilità perduti in un eterno degradamento,  e Efesto, zoppo a causa della caduta dal monte Olimpo, rozzo nei modi, con una sensibilità e una tendenza alle lacrime che deve reprimere perché vissuta come debolezza, e Ermes, in contatto telefonico con la dirigenza sull’Olimpo, quasi un “grillo parlante”, un “so tutto” che cerca di smontare gli stereotipi sottolineando l’importanza,  misconosciuta, delle donne nella Storia, ma con toni piuttosto didascalici e saccenti, offrendo spunti che però rimangono accenni, mentre i teli che rappresentano parti anatomiche maschili man mano vengono ammucchiati nell’incapacità di trovargli una nuova identità .

Il canovaccio è valido, la realizzazione un po’ confusa nei ritmi con toni leggeri appesantiti da una serietà eccessiva nelle “lezioncine”, con gustosi inserti canori non sempre facilmente collocabili nel contesto. Sicuramente un esperimento interessante e, soprattutto, si ride.

Claudia Pinelli