IL SINDACO DEL RIONE SANITÀ

(Visto al Piccolo Teatro Paolo Grassi il 9 gennaio 2018)

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Di Eduardo De Filippo – Regia di Mario Martone

TRA ILLEGALITÀ E GIUSTIZIA

Dal 9 gennaio è di scena al Piccolo Teatro Paolo Grassi di Milano è di scena Il sindaco del rione Sanità di Eduardo De Filippo con la regia di Mario Martone, che per la prima volta affronta un testo del grande drammaturgo napoletano. Il testo, scritto nel 1960, è rappresentato in una rilettura che lo attualizza e lo porta ai giorni nostri. Una rilettura coraggiosa che dimentica la Napoli ancora sventrata dalla guerra a cui rende omaggio Eduardo, ma che ci propone una città in una normale storia di camorra attuale. Una Napoli forse malata, ma ancora oggi, come allora viva, vitale nel giostrarsi nel difficile equilibrio tra il concetto di Stato e concetto di Autorità, tra legalità e crimine.

 Ringiovanito di molto il personaggio di Antonio Barracano, il sindaco (Francesco Di Leva) e tutti i componenti della sua famiglia, Mario Martone ci dà una Napoli molto vicina alla Gomorra di Saviano, città per alcuni aspetti brutale, dimenticata quasi completamente la poesia edoardiana qui è sempre agita la violenza; eppure in questo Sindaco attualizzato, fin dall’inizio quando il primo sparato per futili motivi è un giovanissimo cantante rap, c’è gran rispetto per il testo edoardiano che dimostra di essere attuale e proprio di un grande drammaturgo che ha sempre indagato l’uomo nel suo essere animale sociale.

È uno spettacolo che, pur piacendo e convincendo anche chi ha visto Eduardo o la eccezionale interpretazione di Giuffré,  sicuramente avvicinerà i giovani al teatro ed è questa una questione di non poco conto. In questo allestimento credo si possa affermare a buon diritto che viene messa da parte la magia interpretativa di Eduardo e dei suoi immediati successori nel ruolo del Sindaco, ma viene mantenuta, se non consolidata e quasi esaltata, la grandiosa dimensione drammaturgica dell’autore.

Gran parte della riuscita dell’opera di Martone è addossata sulle spalle di un vitalissimo, credibile e immediato Francesco di Leva, che offre intensi momenti di teatro per tutte le due ore di spettacolo e piace particolarmente quando nel colloquio con Arturo Santaniello (un eccellente Massimiliano Gallo), panettiere, che aveva diseredato il figlio Rafiluccio che si era rivolto a lui per comunicargli che l’indomani avrebbe ucciso il padre si lascia andare a una confidenza raccontando quanto gli era accaduto quando faceva il capraio. Si era addormentato e le capre erano sconfinate nella tenuta sorvegliata dal guardiano Giacchino. Questi, cogliendolo nel sonno, lo aveva massacrato di botte ferendolo gravemente. Barracano reagì a quella ingiustizia uccidendo Giacchino e poi grazie a testimoni falsi riuscendo a uscire pulito dal processo. Un racconto intenso e coinvolgente.

Come già detto il testo originale è rispettato da vicino con due sole deviazioni entrambe nel:  una di forma e una, più pesante, di contenuto. Nel testo di Eduardo l’accoltellamento di Barracano da parte di Arturo Santaniello è solo raccontato, nella rilettura di Martone agito sul proscenio, forse un omaggio alla sua attività di regista cinematografico.  Più significativa l’altra deviazione infatti il finale di Eduardo prevede che il professore (un bravo Giovanni Laudeno) prenda la decisione di scrivere un vero referto di morte per ferimento e non, come esplicitamente richiesto da Barracano, per arresto cardiaco, mentre qui nella rilettura di Martone lo spettacolo termina un attimo prima della scelta di coscienza.

Da vedere.

Adelio Rigamonti