AP PUNTI G

(Visto l’8 novembre 2017 al Teatro Verdi)

Di e con Alessandra Faiella, Livia Grossi, Rita Pelusio, Lucia Vasini

IL PUNTO G AL TEATRO VERDI

Al Teatro Verdi, fino al 19 novembre, è di scena ApPUNTI G di e con Alessandra Faiella, Livia Grossi, Rita Pelusio e Lucia Vasini; ha collaborato ai testi Francesca Sangalli.

Ad accogliere il pubblico una grande apertura, tra i teleri neri sul fondo del palcoscenico, evoca, o meglio disegna, una grande vulva. Attorno a quella e, di conseguenza, al tema della sessualità gira tutta la pièce, che diverte e molto il pubblico, soprattutto per il gran mestiere delle tre attrici Alessandra Faiella, Rita Pelusio e Lucia Vasini, che, al di là di alcuni momenti collettivi di prologo e collegamento (una sorta di filo rosso con il compito, non sempre riuscito, di dare unitarietà allo spettacolo), si esibiscono in monologhi alcuni dei quali felici ed esilaranti.

Rita Pelusio, bambola/robot umanoide ultima generazione delle vecchie bambole gonfiabili,  ancora nella solida cassa d’imballaggio, è clownescamente  irresistibile e sciorina uno dei monologhi più interessanti soprattutto per la commistione di termini e azioni  più noti nella frenesia telematica dell’oggi.

Alessandra Faiella presenta, fra gli altri, un riuscito e applaudito monologo sull’incanutimento di un pelo pubico, ricorrendo anche alla sua sperimentata e apprezzata mimica facciale.

Lucia Vasini, stralunata e surreale, da un’interpretazione del tutto personale al suo personaggio e si ritaglia più di un ragguardevole cammeo attoriale come quando racconta del noleggio di un gigolò cubano per prestazioni sessuali a tempo o ci dice di una particolarissima ricetta per  un raffinato piatto erotico: tagliolini al salmone, su letto di rucola al sentore di avocado che si ridurrà ben presto a…

Lo spettacolo, comunque gradevole e capace di strappare numerose e fragorose risate a scena aperta, di tanto in tanto rievoca, un po’ troppo da vicino, vecchi cliché d’un femminismo d’antan, quasi scontato.

Tenta di porre rimedio a questa sorta di déjà vu una visibilmente emozionata Livia Grossi, giornalista, che si ritaglia momenti in cui si guadagna attento ascolto per sciorinare cifre sugli affari che girano attorno alla sessualità non solo femminile e soprattutto per riproporci una pesante intervista a una coraggiosa donna senegalese, madre di due bimbe uccise dal rito incivile dell’infibulazione, che alla testa di donne madri e vittime loro stesse combattono una durissima lotta per ottenere il divieto per legge del tragico rituale, attualmente punito dalla legge con pene fino all’ergaAstolo, ma che resiste nella medioevale cultura popolare.

A Livia Grossi, il merito, contrariamente a ciò che accade per alcuni suoi colleghi soprattutto maschi,  di continuare anche in scena  il suo lavoro di giornalista precisa e attenta all’oggi.

Adelio Rigamonti

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