Teatro d'arte contemporanea - Elfo Puccini

IL SEME DELLA VIOLENZA
The Laramie project

di Moisés Kaufman e dei membri del Tectonic Theater Project
regia Ferdinando Bruni e Francesco Frongia
traduzione Emanuele Aldrovandi
con Ferdinando Bruni, Margherita Di Rauso, Giuseppe Lanino, Umberto Petranca, Marta Pizzigallo, Luciano Scarpa, Marcela Serli, Francesca Turrini

voce solista e maestro del coro Matteo De Mojana
luci Michele Ceglia/Giacomo Marettelli Priorelli, suono Giuseppe Marzoli
produzione Teatro dell’Elfo e Fondazione Campania dei Festival
in collaborazione con Festival dei Due Mondi di Spoleto

Si ringrazia la Fondazione Matthew Shepard

Visto da Giordana Martinetti l’8 giugno 2021

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IL SEME DELLA VIOLENZA

UN TEATRO DI CONDANNA DELL’ODIO

Fino al 2 luglio nella Sala Shakespeare del Teatro Elfo Puccini è di scena Il seme della violenza  di Moisés Kaufman e dei membri del Tectonic Theater Project per la regia  di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia, nella traduzione di Emanuele Aldrovandi

In questo periodo, dove la legge Zan non viene discussa perché un gruppo politico non la ritiene importante, vedere questo spettacolo è un pugno nello stomaco. Il testo tratta dell’omicidio di un ragazzo di 22 anni Matthew Shepard nel Wyoming , una morte inflitta con crudeltà e odio solo perché era omosessuale. 

Lo spettacolo riporta le lunghe interviste che una compagnia teatrale svolge per ricostruire gli eventi, dare un senso alla tragedia e costruire un testo teatrale che diventi un messaggio per tutti. 

Lo spettacolo è molto intenso, difficile, le emozioni ti avvolgono, a volte si ha un senso di smarrimento perché l’odio non è mai comprensibile. Gli attori (Ferdinando Bruni, Margherita Di Rauso, Giuseppe Lanino, Umberto Petranca, Marta Pizzigallo, Luciano Scarpa, Marcela Serli, Francesca Turrini )sono molto bravi, interpretano personaggi , passando da uno all’altro con maestria e delicatezza, semplicemente con il tono della voce, con la postura, con l’atteggiamento, interpretano in modo forte ed empatico il testo. 

Personalmente  ho trovato la rappresentazione troppo lunga, soprattutto nel secondo tempo quando è un susseguirsi di interviste a momenti di grande phatos, per poi ritornare freddamente alle interviste. Mi è parso che ci fosse una sorta di disagio a far vivere intensamente al pubblico il dolore e i guasti dell’odio. Credo che per un argomento così si può anche soffrire e piangere e solo il teatro può farci vivere intensamente questi stati d’animo. 

Compito del Teatro è inviare messaggi e in questo lo spettacolo esaudisce brillantemente il compito trasmettendo un grande messaggio ” Non dobbiamo mai accettare atteggiamenti o forme verbali che insultano od offendono perché questa è violenza. È il seme della violenza. “

Giordana Martinetti