LE COSMICOMICHE/LA BOUTIQUE DEL MISTERO

(Visto l’8 maggio al Teatro Out Off)

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Da Italo Calvino e Dino Buzzati – Regia di Lorenzo Loris

BELLI I TESTI, BRAVI GLI ATTORI, MA…

Fino al 27 maggio al Teatro Out Off è di scena Le cosmicomiche – La boutique del mistero da Italo Calvino e Dino Buzzati per la regia di Lorenzo Loris. Lo spettacolo è iniziato, nella replica dell’8 maggio, dopo una conversazione, per alcuni versi interessante ma  troppo lunga e al limite della noia, tra Lorenzo Viganò, curatore dell’opera di Buzzati, e Lorenzo Cremonesi, inviato da quarant’anni del Corriere della Sera in Medio Oriente, intitolata Dino Buzzati e la montagna. Nel frattempo il pubblico ha avuto modo e tempo di vedere e indagare la composita e sovrabbondante scenografia di Daniela Gardinazzi ricca di cose e simboli che si riveleranno superflui nel corso dello spettacolo.

Quattro i testi presentati dai bravi Paolo Bessegato e Pietro Buontempo, il primo ha letto i racconti di Dino Buzzati e il secondo quelli di Italo Calvino; i racconti di quest’ultimo, per incondivisibile scelta registica, sono risultati, soprattutto il primo, troppo urlati  e drammatizzati a discapito di quella leggerezza stilistica che l’autore ha sempre perseguito e che ne Le lezioni americane sottolineò essere fondamentale nello scrivere.

I quattro racconti in cui si sono alternati nell’ordine Calvino e Buzzati sono stati La distanza della luna, La memoria del mondo, Ragazza che precipita e Inviti superflui. Quattro racconti splendidi di per sé che sono andati a costituire più una sorta di reading che un vero e proprio spettacolo così da non capire quale fossero le intenzioni teatrali di Lorenzo Loris e soprattutto non comprendere il sottotitolo della pièce, Calvino incontra Buzzati, poiché non è stato evocato alcun nesso né drammaturgico, né letterario a sostegno del cosiddetto incontro. Per questi motivi, fatti salvi interpretazione e valore intrinseco dei singoli racconti, non si comprende l’esigenza di questo lavoro, immerso per lo più in una scena che, salvo alcuni interessanti disegni di luce di Alessandro Tinelli, rimane sovrabbondante, bambole e manichini sospesi compresi, come dalle prime impressioni a scena aperta.

Adelio Rigamonti