TAMBURI NELLA NOTTE

(Visto al Teatro Filodrammatici il 6 ottobre 2017)

Risultati immagini per tamburi nella notte recensioni

Di Bertoldt Brecht
Regia di Francesco Frongia

L’UOMO PICCOLO
SUL PALCO DEL FILODRAMMATICI

Tamburi nella notte (Trommein in der Nacht) è il primo lavoro teatrale di Bertoldt Brecht rappresentato ed è opera che lo stesso autore definì ambigua.

Tutto gira intorno a una semplice storia d’amore ambientata nella Berlino dell’immediato primo dopoguerra, mentre la Germania è attraversata dalle fiamme della rivolta Spartachista guidata da Rosa Luxemburg, rivolta soffocata nel sangue nel gennaio del 1919.

Si inizia con un convincente prologo, in cui quasi tutta la compagnia dei giovanissimi attori dell’Accademia è in scena attorno al corpo inanimato di un soldato, forse il momento, con musiche e canti,  più registicamente brechtiano, almeno per come è stata abituata la nostra, decisamente non più giovane, generazione a intendere e vedere le  più mature opere di Brecht.

Il corpo trascinato via è quello di Andrea Klager (Edoardo Barbone), il grande amore di Anna Balicke (Irene Urciuoli) che spera ancora dopo quattro anni di rivederlo, benché da tutti sia dato per morto. L’azione del dramma/commedia, di cui il regista Francesco Frongia sottolinea vigorosamente l’aspetto grottesco, si svolge tutta in una notte del novembre 1918, in cui echeggiano spari e rullii di tamburi: la rivolta sta per scoppiare. I coniugi Karl (Eugenio Fea) e Amalia Balicke (Denise Brambillasca), imbruttiti a maschere grottesche alla Grosz , vogliono imporre alla figlia Anna un matrimonio d’interesse con l’arricchito borghese Murk  (Alessandro Savarese). Mentre ci si appresta a festeggiare il fidanzamento  Andrea riappare. Dopo un primo rifiuto da parte di una confusa  Anna, Andrea, saputo anche che la sua amata è incinta di Murk, decide di unirsi agli insorti spartachisti. Ma l’impeto rivoluzionario del giovane Klager dura ben poco e quando Anna gli dichiara di essere ancora innamorata di lui e che ha mandato a monte il fidanzamento, decide di rimanere con Anna e sperare in un futuro migliore e soprattutto più tranquillo voltando le spalle alla rivoluzione.

Il Klager de I tamburi nella notte è in definitiva un uomo piccolo, né eroe, né antieroe, solo un uomo che si adatta per sopravvivere. Il testo, assai di rado rappresentato, e soprattutto il suo epilogo melò, stupisce di certo  lo spettatore abituato alle opere successive di Brecht, ma ripropone in tutta la sua forza il contrasto tra pubblico e privato, tra la collettività e l’io e lo ripropone in “un’epoca di grande disimpegno, in cui […] gli obiettivi privati vengono quasi sempre messi davanti agli obiettivi collettivi”, come Emanuele Aldrovandi, autore dell’adattamento scenico, ben ricorda nel foglio di sala.

Lo spettacolo è gradevole e assai apprezzabile la scenografia creata di Erika Carretta, con una gestione dei limitati spazi del palcoscenico del Filodrammatici preziosa e di grande supporto all’accurata regia di Francesco Frongia, nel non facile impegno di mettere in scena ben undici attori: assai raro vedere una cosa simile coi tempi di ristrettezze finanziare che corrono.

Nella rappresentazione di Trommeln in der Nacht (1922) Brecht introduce per la prima volta cartelli con scritte di carattere illustrativo, ironico e didascalico e Frongia ripropone  quei cartelli quando appare, come fosse un’icona da venerare, da un minuto squarcio rettangolare di un suggestivo velario rosso, Rosa Luxemburg  (Ilaria Longo).

Completano il cast attoriale Luigi Aquilino, Gaia Carmagnani, Simone Previdi, Valentina Sicchetti e Daniela Vagnozzi, tutti allievi dell’Accademia al loro primo vero spettacolo che è accattivante e da vedere.

Attori tutti bravi, anche se a volte qualcuno tradisce qualche difficoltà nel rimanere nella rigida lettura grottesca dettata dalla regia. Mi ha particolarmente colpito Eugenio Fea, bravo nel ruolo del gretto padre borghese di Anna, ma soprattutto eccellente nel ruolo di Bulltrotter, sordido cantante di cabaret.

Adelio Rigamonti

 

Archivio di Ottobre