TEATRO CARCANO

IL SILENZIO GRANDE

di Maurizio de Giovanni

Uno spettacolo di Alessandro Gassmann

Con Massimiliano Gallo
Con Stefania Rocca
Monica Nappo
Paola Senatore
Jacopo Sorbini

Regista assistente Emanuele Maria Basso
Scene Gianluca Amodio
Costumi Mariano Tufano
Light designer Marco Palmieri
Suono Paolo Cillerai
Elaborazioni video Marco Schiavoni
Musiche originali Pivio & Aldo De Scalzi
Foto Manuela Giusto

Produzione Diana OR.I.S.


Visto da Adelio Rigamonti il 7 febbraio 2020

IL SILENZIO GRANDE

IL SILENZIO GRANDE OVVERO DELL’IMPREVEDIBILE

Prosa: da giovedì 6 a domenica 16 febbraio 2020 Massimiliano Gallo in IL SILENZIO GRANDE di Maurizio de Giovanni. Uno spettacolo di Alessandro Gassmann.

Il silenzio grande di Maurizio De Giovanni è in gran parte una commedia borghese al centro della quale ci sta la solita famiglia borghese. Testo che drammaturgicamente fila liscio tra battute, a volte un po’ telefonate, e molte strizzate d’occhio a stilemi eduardiani. Valerio Princic, un anziano professore, un autore di libri molto noto e super premiato (tre Strega alle spalle), sta rinchiuso nel suo studio preoccupato perché colto dal blocco dello scrittore, l’incapacità di riempire la pagina bianca di altra storia. Tutt’attorno stanno scaffali con innumerevoli libri, catalogati secondo il criterio di omogeneità emotiva. Sulla sinistra due porte, dalla prima delle quali entra ed esce soltanto la fedele domestica Bettina che dialoga con lui, spolvera e dispensa ammonimenti e consigli. Dall’altra porta entrano ed escono i tre componenti della famiglia del professore: la moglie Rose è preoccupata dalle ristrettezze economiche in cui vive con i figli dopo che i diritti d’autore sono ridotti quasi al nulla; il figlio Massimiliano, gay, ben istruito, rinfaccia al padre di portare un cognome tanto ingombrante; la figlia Adele che, dopo aver sempre adorato la figura paterna racconta di dar sfogo alla sua sessualità con vecchi amanti e da uno di loro, sposato e mediocre critico letterario, rimane incinta. Moglie e figli, solo uno per volta nello studio, non dialogano con lui, ma snocciolano monologhi in cui non è possibile inserirsi.

L’unico dialogo lo scrittore lo intesse con la domestica Bettina ed è lei che rivela che i silenzi piccoli che ognuno tiene dentro di sé, modesti problemi del quotidiano, alla fine si uniscono e determinano un silenzio grande, ormai ingestibile.

Nella prima parte e per buona metà della seconda molte battute e azioni sono lì per catturare risate e tale obiettivo è sempre raggiunto. Poi…

Poi sale in cattedra l’esperienza, la scrittura del giallista qual è Maurizio De Giovanni e allora ci si può accorgere che già all’interno della commedia normalmente borghese l’autore napoletano aveva sparso concreti indizi che preludono a un finale imprevedibile che lascia il pubblico di stucco, ammutolito e commosso: un finale che ovviamente non rivelo.

Bella e a tratti emozionante la regia di Alessandro Gassman, che diventa assai accattivante e capace di creare empatia  quando, con l’aiuto di un velatino, diventa mossa e dinamica con la proiezione di immagini del ricordo o di personaggi solo narrati.

Magistrale l’interpretazione di  Massimiliano Gallo (in un mix eccezionale di comico, drammatico, quasi sconfinante nel tragico, senza pari) e di  Monica Nappo (splendida nel portare in scena la bonomia partenopea e tanta, tanta saggezza popolare).  Bravi gli altri: l’algida Stefania Rocca (Rose, la moglie), Paola Senatore e Jacopo Sorbini, figli irrequieti e a volte, specie per il secondo, al di sopra delle righe.

Da vedere.

Adelio Rigamonti