LE SERVE

(Visto al Piccolo Teatro Paolo Grassi il 3 ottobre 2017)

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Di Jean Genet
Regia di Giovanni Anfuso

LA PARANOIA È DI SCENA

Per lo splendido testo dell’atto unico Le serve (titolo originale Les bonnes ) Jean Genet si ispira a un terrificante fatto di cronaca avvenuto nei primi Anni Trenta dello scorso secolo: due sorelle, Cristine e Lea Papin, di 28 e 21 anni, da alcuni anni a servizio presso una famiglia borghese composta da coniugi di mezza età e figlia, in seguito a un rimprovero per un banale incidente massacrarono madre e figlia. Il fatto impressionò enormemente l’opinione pubblica e lo psicoanalista Lacan ne scrisse ai tempi dei suoi primi studi sulla paranoia.
Il fatto di cronaca e il testo di Genet sono accomunati dallo stesso ingarbuglio psicologico e lo psicoanalista Musatti ebbe a scrivere, in occasione di una rappresentazione de Le serve : ”Ci è ignota la storia segreta di quanto accaduto nella mente delle sorelle Papin per giungere al dramma, dato che le uniche notizie sono quelle confuse e frammentarie, fornite da loro stesse […] La lacuna è colmata da Genet: il quale presenta queste altre sorelle (o quelle stesse?) nella loro vita quotidiana, e nell’alternarsi fra fantasia e realtà, fra gioco del delitto e delitto reale: un alternarsi e un fondersi insieme. Ciò caratterizza la psicosi: il vivere la realtà come gioco e irrealtà, e il sentire come realtà la fantasia e il gioco”.
Nel testo di Genet, scritto nel 1946, Claire e Solange sono due sorelle, apparentemente serve modello al servizio di una ricca signora, ma ogni volta che lei esce di casa le due donne si scambiano la parte fra loro, recitano a turno il ruolo della padrona e della serva e penetrano, imitando voce e atteggiamenti, quasi nel corpo di Madame che, ormai da tempo, sono costrette a contemplare, ma soprattutto invidiare e odiare  in silenzio. Nel loro quotidiano “far macabro teatro” esce prepotente la femminilità cattiva che si trasforma in un rancoroso delirio. Il loro gioco diventa sempre più pericoloso…
Il regista Giovanni Anfuso convince nel mettere in scena nelle forme classiche e corrette del teatro borghese un testo affascinante e al contempo difficile da rendere nella sua autenticità, senza ricorrere a rimaneggiamenti vari , a gratuiti colpi di genio, che in alcuni casi, anche di recente, hanno ridimensionato al negativo il grande valore del testo. Anfuso, aiutato da una coerente traduzione di Gioia Costa e dalle musiche dal tocco quasi misterioso di Paolo Daniele, miscela con cura ed equilibrio i vari punti di vista da cui si può osservare l’intero lavoro. Nel testo si succedono, infatti, in un continuo interscambio tra finzione e realtà e nell’evidente gioco del teatro nel teatro, paranoie psicotiche e un violento  perverso, con evidenti indulgenze all’erotismo, odio di classe.
L’alternarsi tra finzione e realtà è sottolineata dalla scenografia di Alessandro Chiti in cui gli specchi sono inquietanti protagonisti  inanimati. Una scenografia che è tutta sui toni del verde che crea un’atmosfera opportunamente opprimente.
Anna Bonaiuto e Manuela Mandracchia sono stati esemplari ingranaggi di una perfetta macchina teatrale, come esigeva un testo del genere, offrendo al pubblico straordinarie interpretazioni nei ruoli delle due sorelle Claire e Solange. La Mandracchia è vigorosa e perfetta nella dizione, la Bonaiuto, parsa un po’ a disagio nelle primissime battute recitate in francese in omaggio all’autore, si riconferma subito dopo per  la sua capacità mimica e recitativa. Vanessa Gravina, nel ruolo limitato e breve di Madame, riesce a creare la figura d’una padrona egoista e superficiale perfino nella accuratezza di porgere una dizione quasi, volutamente, sgradevole.
Lo spettacolo è prodotto da Teatro  e società in coproduzione con il Teatro Biondo di Palermo. Da vedere.
Adelio Rigamonti

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