UN CUORE DI VETRO IN INVERNO

Di e con Filippo Timi

(Visto da Adelio Rigamonti al Teatro  Parenti il 30 ottobre 2018)

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UN PUZZLE DI CAMMEI INDIVIDUALI

Fino all’11 novembre alla Sala Grande del Teatro Franco Parenti è di scena Un cuore di vetro in inverno scritto, diretto e interpretato da Filippo Timi.
Nello spettacolo si narra di un cavaliere errante che va a combattere contro il drago delle sue paure, che dovrà sconfiggere per dismettere la corazza e trasformarsi da cavaliere in uomo. Ad accompagnarlo vi sono uno scudiero, un menestrello, una prostituta e un angelo custode. A spanne si può dire che siamo nel Seicento e, come si legge nel comunicato stampa, lo spettacolo è raccontato per stazioni come in una sorta di via crucis o sacra rappresentazione, benché in tono irriverente e giullaresco.
Risultati immagini per un cuore di vetro in inverno recensioneLo spettacolo appaga sicuramente l’occhio anche per l’efficace, estroversa e composita scenografia. Nel testo c’è sicuramente qualcosa di buono, che spesso rasenta la poesia, ma, benché vivificato dalle parlate dialettali dei singoli personaggi, il linguaggio è più letterario che teatrale e il percorso drammaturgico è frammentario e spesso non facilmente individuabile.
A fine del breve spettacolo si ha l’impressione di avere assistito a un collage di individuali cammei/monologhetti (a caldo ricordo solo un dialogo, quello tra scudiero e prostituta) senza un vero collante drammaturgico e quasi in assenza di regia. Filippo Timi lascia tutto, senza faticare troppo, alla propria innata e riconosciuta simpatia e all’esperienza degli attori che l’accompagnano nel viaggio.
Lasciando perdere le canzoni del menestrello e dello scudiero e il ballo finale, che appaiono solo necessari ad allungare uno spettacolo, come già detto, breve, il resto della pièce dà l’impressione dell’inconcluso e dello sconnesso. Alcuni passaggi sono quasi incomprensibili come quello della Madonna che si accoltella la pancia per uccidere il bimbo che tiene in grembo. In quell’ora, o poco più di spettacolo, c’è di tutto e di troppo: lo sbarco sulla luna, l’Ariosto, don Chisciotte, Brancaleone.
Drammaturgicamente il personaggio che più mi convince è quello dell’angelo custode, un ritratto concluso e pulito di un assolutamente vinto e rassegnato, a cui una talentuosa e bravissima Marina Rocco dà, a più riprese, intensi significanti.  Piacciono anche Andrea Soffiantini (il menestrello), Michele Capuano (lo scudiero) e l’energica Elena Lietti nella carnale prostituta romagnola. Filippo Timi sprizza grande simpatia soprattutto quando colloquia col pubblico quasi abbandonando il registro giullaresco per quello che ricorda da vicino il vecchio cabaret. Al termine applausi meritati per tutti in un teatro affollato da fans di Timi, a volte disturbanti e sopra le righe.

Adelio Rigamonti

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