MTM - TEATRO LEONARDO

ULISSE, IL RITORNO

Fino al 9 febbraio

progetto, drammaturgia e regia Corrado d’Elia
assistente alla regia Sabrina De Vita
con Corrado d’Elia, Raffaella Boscolo, Angelo Zampieri
scene Fabrizio Palla
grafica Chiara Salvucci
foto di scena Angelo Redaelli
un omaggio a Theo Angelopoulos


Visto da Adelio Rigamonti al Teatro Leonardo il 30 gennaio 2020

ULISSE, IL RITORNO

UN CONFUSO VIAGGIO CHE CONFONDE

L’ultimo lavoro di D’Elia Ulisse, il ritorno ha come proprio nucleo narrativo un viaggio dentro l’uomo stesso con l’obiettivo del ritorno a casa in un luogo sia intimo sia fisico, quest’ultimo non ben definito tra nostalgiche memorie e un continuo pellegrinaggio in un’Europa straziata da guerre recenti e crisi economiche presenti. Sta scritto sul foglio di sala “ecco che dunque la necessità di tornare a casa vuole dire innanzitutto tornare a noi stessi”. Interessante l’idea, meno la realizzazione del tutto che procede per quadri con richiami all’Odissea non immediatamente comprensibili. Il viaggio intimo, narrato e ricordato si svolge in una sala di ristorante con i tavoli ben apparecchiati (pronti per accogliere in festa l’approdo del viaggiatore?). La sala del ristorante disegnata da Fabrizio Palla nello scorrere delle nostalgiche memorie diventa taxi, autobus, treno, mezzi sempre  pronti a superare non ben definiti confini. Lo sviluppo drammaturgico è sovente spezzato, ben al di là della scelta di procedere per quadri, e spesso lo spettatore è sorpreso e confuso nel sentirsi sballottato cronologicamente e geograficamente senza un nesso preciso a cavalcioni di un confine psicologico che si confonde e non si esprime con chiarezza sulla mappa dell’Europa.

Lo spettacolo ha decisamente bisogno di collaudo nei tempi e nei toni recitativi e soprattutto avrebbe forse bisogno di un occhio esterno per permettere di rendere più efficace il lavoro registico. Un occhio esterno che sicuramente suggerirebbe di sfrondare parti apparentemente inutili (il lungo brindisi confuso ai personaggi dello spettacolo da Mingus a Kantor, l’infilera ripetuta di termini greci e soprattutto la ripetitività, quasi in ogni quadro, di passi di danza, su una musica che alla fine risulta quasi fastidiosa). La mancanza di uno sguardo esterno sembra non aver permesso neppure agli attori (oltre a Corrado D’Elia sono in scena Raffaella Boscolo e Angelo Zampieri) di offrire il meglio a cui sono avvezzi.

Adelio Rigamonti

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