LUNGA GIORNATA VERSO LA NOTTE

(Visto il 30 gennaio al teatro Menotti)

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Di Eugene O’Neill – Regia di Arturo Cirillo

UNA DISFATTA FAMIGLIA AMERICANA

Fino al 4 febbraio al Teatro Menotti  è di scena Lunga giornata verso la notte (Long Day’s Journey into Night) di Eugene O’Neill per la regia di Arturo Cirillo. Il capolavoro di O’Neill (nel 1957 premio postumo Pulitzer) ci viene restituito in tutta la sua forza e bellezza grazie alla felice e snella traduzione di Bruno Fonzi e alla grande prova di recitazione di tutti gli interpreti fra cui anche Arturo Cirillo, accurato regista che conferma di essere profondo conoscitore della drammaturgia statunitense del XX secolo.

Tutto si svolge in una sola giornata all’interno di una casa di campagna le cui stanze ben evocate dalla scenografia di Dario Gessati sono con sapienza limitate a quattro squarci di camerini teatrali attorno a un semplice tinello sala da pranzo.

Il testo di O’Neill, con visibili riferimenti autobiografici, è un denso proporre la decadenza/fine verso un’ineluttabile sconfitta di una famiglia americana, quella dei Tyrone, una famiglia tormentata, instabile nel precario equilibrio tra finzione e verità e dominata da micragnosi egoismi, morfina, whisky e TBC.

La regia di Cirillo ben evidenzia la disperazione tra rabbiosi conflitti di una famiglia squarciata. Il padre, James Tyrone (Arturo Cirillo), è un anziano attore teatrale decaduto, interessato solo, nonostante sia sommerso da ipoteche, ad acquistare possedimenti  terrieri. La madre Mary (Milvia Marigliano) è appena tornata dalla clinica in cui è stata curata perché morfinomane, la cura l’ha fatta ingrassare, resa ansiosa e irritabile ma non immune dalla dipendenza dalla droga.  Il figlio maggiore Jamie (Rosario Lisma), intrapresa una fallimentare carriera d’attore grazie alla popolarità del padre, è quasi alcolizzato e sperpera denaro con prostitute; il figlio minore Edmund (Riccardo Buffonini), anche lui dedito all’alcool, è affetto da tubercolosi ed è preoccupato più di fornire un alibi alla madre per continuare a drogarsi che della sua fine segnata a breve.

Nel ricchissimo testo di O’Neill e nell’importante allestimento di Arturo Cirillo, tra figli morti da piccoli, nascita sofferta come colpa, TBC incombente, fallimenti e rimpianti trova spazio anche una dubbia fede cattolica della donna, che prima di conoscere colui che sarebbe diventato suo marito avrebbe desiderato (vero o falso?) farsi suora; una fede cupa e dubbia.

A una splendida interpretazione di Milvia Marigliano, ormai al top da diverse stagioni, si affiancano quelle di Arturo Cirillo, che si disegna addosso con ironia e sarcasmo la figura di un padre disilluso e fallito, di Rosario Lisma, prepotentemente violento e al contempo delicato nell’incontro/scontro col fratello minore dopo il rientro a casa di notte completamente sbronzo, e di Riccardo Buffonini, che conferma con autorità quanto di buono aveva già mostrato in precedenti lavori. Da non perdere.

Adelio Rigamonti