L’ARTE DELLA GIOIA

(Visto al Teatro Franco Parenti – Sala A come A – il 3 maggio 2018)

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Di Sandra Zoccolan dal romanza omonimo di Goliarda Sapienza

L’URLO DELLA CARNALITÀ

 

Fino al 12 maggio nella Sala A come A del Teatro Franco Parenti è di scena L’arte della gioia, tratto dall’omonimo romanzo di Goliarda Sapienza, un testo pubblicato postumo, dopo molti anni dalla sua stesura, e che solo dopo la sua pubblicazione in Francia, Spagna e Germania, dove fu accolto come un capolavoro ignorato colpevolmente nel nostro Paese, ottenne ovunque il giusto riconoscimento come uno dei testi fondamentali della nostra letteratura del secondo dopoguerra.

L’arte della gioia messo in scena da Sandra Zoccolan al Parenti va ben oltre il concetto di reading, con il quale è stato presentato dal Teatro nei vari comunicati stampa, poiché si tratta di spettacolo teatrale completo e riuscito. Uno spettacolo che riesce a mantenere, a volte con estrema durezza, tal altre con estrema dolcezza, la forza espressiva della scrittrice siciliana e a comunicare la voglia, o meglio il bisogno, di gustarsi la vita fino in fondo in vorticosi mulinelli di passioni eterosessuali e omosessuali e di accadimenti violenti o dolcissimi.

Tutto le spettacolo ruota attorno alla figura di Modesta, donna di estrema e affascinante vitalità, contemporaneamente scomoda e immorale, secondo una morale comune non ancora del tutto sconfitta, che all’urlo della carnalità e della sessualità libera preferisce l’arte di un perbenismo sonnacchioso. Modesta, una carusa tosta che, dall’infanzia alla maturità, dalla miseria e dall’ignoranza all’agiatezza economica e culturale conquistata con metodologia e studio, mantiene sempre salda la sua volontà, la sua forza desiderante.

Lo spettacolo prodotto da ATIR Teatro Ringhiera deve gran parte della propria felice riuscita all’interpretazione di un’intensa Sandra Zoccolan, che spazia con bravura per diverse tonalità di voci e accenti, rendendo tangibili e definite al pubblico le figure che affollano i ricordi e la narrazione di Modesta. Il racconto che non conosce salti drammaturgici, benché tutto sia una sorta di mosaico di episodi staccati tra loro per tempo e collocazione, è quasi contrappuntato e in un certo senso sorretto dalla discreta ma suggestiva fisarmonica di Guido Baldoni. Tutta l’azione si svolge su un palco quasi coperto da una forse sabbia, che rimanda al mare tanto sognato nell’infanzia e nell’adolescenza da Modesta e da cui spunta un suggestivo intreccio contorto di rami spogli e secchi dai quali sgorgherà alla fine dell’acqua come naturale tracimazione della gran voglia di vivere al di fuori e al di sopra degli schemi. La scena, ripeto, suggestiva, è della giovanissima Marianna Cavallotti con la supervisione di Maria Spazzi ed è stata realizzata dalla stessa Cavallotti e dai suoi coetanei Francesca Guarnone, Giuliano Ghirimoldi e Chengh Li. Da vedere.

Adelio Rigamonti