Immagine correlataAFGHANISTAN: ENDURING FREEDOM

Di Richard Bean – Ben Ockrent – Simon Stephenns – Colin Teevan – Naomi Wallace- Regia di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani

(Visto da Adelio Rigamonti al Teatro Elfo Puccini il 1° novembre 2018)

 

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FINALE ALTO PER L’AFFRESCO SULL’AFGHANISTAN

Trascorse 48 ore mi sono recato a vedere la seconda parte del progetto Afghanistan in scena all’Elfo Puccini con la regia di Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani.
Benché abbia visto i due spettacoli, Il grande gioco e Enduring Freedom, in tempi così ravvicinati, mi è stato più facile comprendere l’esigenza di una maratona, come proposto in più occasioni in questa stagione. Nel suo complesso il progetto Afghanistan va soprattutto concepito e inteso come un grande affresco in cui si susseguono dieci episodi di altrettanti drammaturghi anglo-americani.
Sia nella prima, sia nella seconda parte si assommano, o meglio si mischiano, tutti quegli elementi e risvolti (storico-politici, militari, diplomatici e, soprattutto nel finale della seconda parte, intensamente umani) necessari a comprendere, se non addirittura avvicinare, la travagliata storia di quella terra asiatica squassata da antichissime lotte tribali. In quella già intricatissima storia si sono disinvoltamente inseriti, a volte in maniera subdola e indisponente, potenze economico-militari, dall’Inghilterra ai russi, dal Pakistan agli Stati Uniti d’America, che con lo specioso alibi di esportare libertà e democrazia, senza minimamente comprendere tradizioni e culture locali, hanno usato quella terra per gretti fini imperialistici. Tutto ciò, in modo che ritengo del tutto consapevole, ha favorito e condotto al potenziamento delle più estreme ali integraliste del mondo musulmano, dai talebani a Bin Laden, ai terroristi islamici d’oggi foraggiati dal Pakistan e dai trafficanti di oppio.
Ritengo che vedere lo spettacolo in unica soluzione, anche sorretto dai video di Francesco Frongia, al contempo necessariamente divulgativi e artisticamente efficaci, avrebbe portato a un insieme più omogeneo rendendo ancora meno evidente la disparità di scrittura drammaturgica dei vari spezzoni proposti.
Per venire a Enduring Freedom, lo spettacolo proposto solo da questa stagione, sottolineo come i tre episodi del primo tempo (Il leone di Kabul di Colin Teevan, Miele di Ben Ockert e Dalla parte degli angeli di Richard Bean), benché ispirati a fatti avvenuti in epoche a noi più vicine, mantengano una correlazione stretta con quanto visto ne Il grande gioco, con qualche debolezza drammaturgica nell’episodio scritto da Richard Bean, che personalmente mi è parso piatto.
Nella seconda parte di Enduring Freedom, pur rimanendo sempre nella storia del travagliato Paese, emergono più intensamente gli aspetti umani delle persone direttamente coinvolte nella tragedia afghana, stranieri e locali che siano. In Volta stellata di Simon Stephens, un sergente e un soldato impegnati nelle azioni militari in Afghanistan in attesa di entrare in azione si confrontano sul loro ruolo di soldati stranieri in una terra ostile. Tornato a casa, in Inghilterra, il sergente ritrova la moglie con la quale affronta drammaticamente le contraddizioni di sentirsi eroe lontano da casa.
Come se quel freddo di Naomi Wallace, che conclude il progetto Afghanistan, è, a parer mio, il più drammaturgicamente interessante, sicuramente intensamente poetico, anche se, e può sembrare quasi un paradosso, lontano se non addirittura estraneo all’indagine storico politica che ha attraversato l’intero spettacolo. Nello splendido e, per molti versi, commovente episodio troviamo due giovani sorelle afghane  e un soldato americano in uno stato tra il confusionale e l’onirico in una scena semi-vuota, una terra di nessuno: per lui è la casa di New York, con tanto di madre sognata che gli prepara un toast, per loro è il deserto afghano. In realtà l’incontro surreale avviene alle soglie della morte che è il loro destino. Ormai chi vive e muore in Afghanistan, sia afghano che straniero, ha solo poetici sogni prima di spirare.
Regia di Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani perfetta in entrambe le parti dello spettacolo. Perfetti anche tutti gli attori, più numerosi in Enduring Freedom, che è giusto ricordare tutti in ordine di apparizione: Claudia Coli, Massimo Somaglino, Fabrizio Matteini, Michele Radice, Michele Costabile, Enzo Curcurù, Hosein Taheri, Emilia Scarpati Fanetti, Alessandro Lussiana, Giulia Viana. Un personalissimo applauso per Emilia Scarpati Fanetti, Giulia Viana e Michele Costabile protagonisti dell’ultimo episodio Come se quel freddo. Spettacolo, nella sua integrità, da non perdere e consiglio di fare un pensierino per assistere alla maratona che sarà ripetuta nelle domeniche 11, 18 e 20 novembre.

Adelio Rigamonti

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