PICCOLO TREATRO - PAOLO GRASSI

LA DONNA LEOPARDO

Fino al 3 novembre 2019 

dal romanzo di Alberto Moravia
adattamento drammaturgico Michela Cescon e Lorenzo Pavolini
regia Michela Cescon
impianto scenico, video e luci Diego Labonia, Simone Palma, Claudio Petrucci
stylist Grazia Materia
musiche Andrea Farri
cura del movimento Chiara Frigo
progetto fotografico Fabio Lovino
con (in ordine alfabetico) Valentina Banci, Olivia Magnani, Daniele Natali, Paolo Sassanelli
produzione Teatro di Dioniso e Teatro Stabile del Veneto
con il sostegno di Intesa Sanpaolo
in collaborazione con Fondazione Moravia, Bompiani e Zachar Produzioni srl

spettacolo consigliato dai 16 anni


Visto da Adelio Rigamonti al Piccolo/Teatro Grassi il 29 novembre 2019

LA DONNA LEOPARDO

LA DIFFICOLTÀ DI  PORTARE  MORAVIA IN TEATRO

La donna leopardo in scena al Piccolo Teatro fino al 3 novembre accumula nuove certezze a quelle già consolidate nel mio giudicare l’opera grande di Moravia romanziere. Un’opera monumentale, forse non troppo frequentata nell’attualità, in cui viene usata una lingua alta ed estremamente letteraria e, proprio per tale motivo, poco teatrale, anche quando Moravia si è misurato direttamente col teatro. E questo ostacolo insuperabile rappresentato da una lingua, ripeto, alta, ma assai scorbutica da mettere in scena  frena, intrappola la regista Michela Cescon, che insieme a Lorenzo Pavolini ha adattato il testo. 

Ne esce una pièce stanca, che solo per brevi sprazzi esalta la grande immediatezza dei dialoghi moraviani. La regia sembra ancorata, sebbene Michela Cescon, al suo debutto registico, non abbia ancora cinquant’anni, a certi moduli teatrali che tanto ricordano gli spettacoli Anni settanta. Lo spettacolo ha in realtà una certa solidità strutturale che, forse perché è alla sua prima esecuzione assoluta, è come impastoiata da troppi inspiegabili tempi morti.

Il romanzo è anzitutto un viaggio all’inevitabile scoperta dei propri limiti umani, psicologici e morali. Dopo una breve parentesi ambientata in Italia, la vicenda tragica e misteriosa tra sensualità e fascino del mistero che l’Africa ha sempre esercitato su Moravia, si sposta in Gabon. I protagonisti sono due coppie sposate: Lorenzo e Nora, il signor Colli (proprietario del giornale per il quale Lorenzo scrive) e Ada. Proprio Colli ha invitato Lorenzo e sua moglie a seguirlo in questo suo viaggio per sovraintendere ai lavori per la costruzione di una strada attraverso la folta selva che ricopre gran parte del Gabon. Colli, dopo aver conosciuto Nora al giornale, ha sviluppato nei suoi confronti una vera e propria venerazione e una sorta di ossessione, che sarà motivo di grande gelosia per Lorenzo…

Da qui si sviluppa un intricato scambio di coppie in cui nello spettacolo i riflessi psicologici sono sfiorati e fissati per immagini eroticamente esplicite, ma non indagati, scavati a fondo.

Gli attori Daniele Natali (Lorenzo), Olivia Magnani (Nora), Paolo Sassanelli (il signor Colli) e Valentina Banci (sua moglie Ada), visi assai noti per le loro numerose partecipazioni alle fiction televisive, sono sicuramente lodevoli per l’impegno ma non sono aiutati dalle scelte registiche, come dicevo un po’ datate, e sicuramente avranno bisogno di un buon rodaggio per impossessarsi dei tempi necessari per rendere la pièce teatro e più autonoma dal letterario, dal cartaceo.

Adelio Rigamonti