DON GIOVANNI

Da Molière – Regia di Valerio Binasco (Visto al Piccolo Teatro Strehler –  il 29 gennaio 2019)

TRA GOFFA RELIGIOSITÀ E BLASFEMIA

Valerio Binasco porta in scena allo Strehler  fino al 10 febbraio un interessante Don Giovanni. La commedia tragica di Molière, che fra l’altro ha perso, e per questo allestimento quasi inspiegabilmente, parte del titolo e cioè ovvero del convitato di pietra, ha subito una profonda rivisitazione come quasi scontato che avvenisse. Binasco, nel rivisitare la già di per sé discussa opera molieriana, ha operato soprattutto un’operazione di scavo proprio attorno alla figura di Don Giovanni: diabolico, libertino misterioso e in qualche modo fascinoso in Molière, qui cinico seduttore e stupratore seriale, privo di una benché minima aurea mitica.

Questo Don Giovanni materializzato in qualche modo nell’oggi è interpretato con imponente fisicità e forza espressiva da un talentuoso e generoso Gianluca Gobbi, vagamente punk (negli interessanti abiti disegnati da Sandra Cardini) che passa con disinvoltura dall’atteggiamento irridente, blasfemo e beffardo a quello di seduttore ipocrita, forte coi deboli e viscidamente umile coi forti. Una bella prova d’attore che ci consegna sotto la guida e le intuizioni di Valerio Binasco una sorta di maschera nuova della commedia dell’arte: un prepotente guitto interprete di un’umanità ributtante solo per il proprio piacere principalmente se non solo erotico. Ecco dunque un Don Giovanni erotomane apparentemente assai distante da quello dipinto da Molière, ma in realtà una sua sarcastica proiezione e trasformazione in nuova maschera d’oggi.

Risultati immagini per dongiovanni al piccoloAccanto a Don Giovanni si muove lo Sganarello di Sergio Romano, servo opportunista e ruffiano e al contempo coscienza critica e morale  per giudicare le malefatte del padrone.

Ciò che fa da comun denominatore nel personaggio di Don Giovanni è l’irridere beffardo di tutto a cominciare dalle sue vittime (suorine, contadine e nobildonne, commendatori, uomini dabbene e servi) a Dio e a quel Convitato di Pietra, la Statua del Commendatore, tra le cui braccia muore ridendo senza alcun rimpianto. Solo il servo Sganarello, autentica e vecchia maschera della commedia dell’arte, una sorta del nostro Brighella, si lamenta col famoso gemito “E ora chi mi paga?”

Piacciono e convincono le scene create da Guido Fiorato e le luci di Pasquale Mari. Il cast degli attori, detto dei  bravi Gobbi e Romano, è composto da Vittorio Camarota, Fabrizio Contri, Marta Cortellazzo Wiel, Lucio De Francesco, Giordana Faggiano, Elena Gigliotti, Fulvio Pepe e Ivan Zerbinati con qualche forzatura verso l’urlato.

Adelio Rigamonti

                                                                    
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