Risultati immagini per TEATRO ELFO LOGOLO STRANO CASO DEL CANE UCCISO A MEZZANOTTE

Di Simon Stephen dal romanzo omonimo di Mark Haddon – Regia di Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani

 (Visto al Teatro Elfo Puccini il 27 dicembre 2018)

QUANDO SUL PALCO SI INCONTRANO CON SUCCESSO LINGUAGGI DIVERSI

Se si escludono le riprese di Utøya  con la regia di Serena Sinigaglia e i bravissimi Arianna Scommegna e Mattia Fabris al Teatro Gerolamo e Il racconto di Frankestein ai Filodrammatici letto da un assai convincente Elio De Capitani, il mese di dicembre 2018 è stato assai avaro di proposte interessanti per cui valesse la pena scrivere.
L’ultimo spettacolo visto quest’anno mi ha tuttavia ripagato con gli interessi dei deludenti spettacoli visti ultimamente. Infatti Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte in scena alla Sala Shakespeare del Teatro Elfo Puccini fino al 13 gennaio è davvero esempio di teatro ben confezionato, riuscito e appagante. La pièce è tratta dal romanzo best-seller di Mark Haddon  nella riscrittura per il palcoscenico di Simon Stephens e nella felice versione italiana di Emanuele Aldrovandi ed è diretta da Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani.
Benché la storia rappresentata abbia decisamente una gran forza e muova decisamente al coinvolgimento empatico del pubblico di qualsiasi età mi avvalgo, in queste pagine, di quanto contenuto nel foglio di sala per dare qualche cenno alla trama e al contenuto, niente di più. Questo perché, al di là del testo decisamente importante, lo spettacolo merita di essere recensito e apprezzato anche per quanto riguarda l’ottimo allestimento.
Risultati immagini per LO strano caso del cane ucciso a mezzanotteSe si ritiene che il teatro sia un interloquire continuo tra linguaggi diversi che si supportino l’un l’altro con le proprie specificità,  Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte è decisamente teatro a partire dalle scene di Andrea Taddei, tre grandi tele inclinate, un per lato del palco, su cui scorrono i video di Francesco Frongia ricchi di splendidi disegni di Ferdinando Bruni. Un libro animato le cui pagine avvolgono gli attori e supportano con efficacia, quando non ampliano, il recitato, il narrato. Di tale libro animato molte le pagine, le sottostorie, che rimarranno impresse nello spettatore, ne cito una per tutte: la caccia al topo domestico Toby, inseparabile compagno del protagonista Christopher che lo salva da morte sicura inseguendolo sui binari della metropolitana londinese mentre si stanno avvicinando i treni.
Piacciono e convincono la musiche originali di Teho Teardo che accompagnano e sorreggono con leggerezza a lungo lo spettacolo.
Convincono molto i movimenti scenici accuratamente disegnati da Riccardo Olivier e Chaira Ameglio della Fattoria Vittadini che muovono i buffi e strambi personaggi che popolano le indagini di Christopher.
Della regia perfetta e sovente geniale, conoscendo le eccellenti prove di passati lontani e recenti della coppia Bruni – De Capitani, è quasi superfluo parlare se non per sottolineare che Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, unitamente al doppio Afghanistan, hanno portato, a mio parere, l’Elfo al top delle scene teatrali milanesi.
Perfetto nei tempi e nei movimenti tutto il cast attoriale composto da Davide Lorino, Alice Redini, Elena Russo Arman, Corinna Agustoni, Cristina Crippa, Marco Bonadei, Alessandro Mor, Nicola Stravalaci e Debora Zuin.

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Christopher è interpretato da un eccellente Daniele Fedeli, giovane attore ma assolutamente talentuoso interpreta alla perfezione il ruolo del ragazzo affetto dalla Sindrome di Asperger, perfetto nella gestualità tipica e caratteristica degli autistici e sempre attento a non cadere nella raffigurazione macchiettistica.
A vedere lo spettacolo mi ha accompagnato un’educatrice che quotidianamente affianca bambini autistici più o meno gravi in alcune scuole, elementari e medie, di Milano e che è rimasta colpita dall’esattezza dei movimenti e dei gesti di Daniele Fedeli e si è particolarmente commossa per la spettacolare crisi che coglie Christopher poco prima della fine della prima parte, una crisi del tutto realistica, una delle tante crisi che si trova spesso ad affrontare come educatrice.
Spettacolo per bellezza del testo e raffinata realizzazione senz’altro da non perdere.

Adelio Rigamonti

DAL FOGLIO DI SALA

[…] Con la sua pièce Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, riscrittura teatrale del romanzo best seller di Mark Haddon, Simon Stephens ha vinto complessivamente sette Laurence Olivier Awards del 2013, e  quattro Tony Awards nella versione americana.
E non è solo questo palmares di premi ad avere colpito e convinto i registi dell’Elfo; sono soprattutto la qualità della scrittura drammaturgica, il suo ritmo, la definizione e lo scavo dei personaggi e l’abilità con cui l’autore ha distribuito in una polifonia di personaggi il racconto che nel romanzo è affidato alla sola voce del giovane protagonista.Il dramma segue fedelmente la trama dell’originale, che segue le peripezie di Christopher, un quindicenne con la Sindrome di Asperger che decide di indagare sulla morte di Wellington, il cane della vicina. Il ragazzo capisce subito di trovarsi davanti a uno di quei misteri che il suo eroe, Sherlock Holmes, sapeva risolvere. Perciò incomincia a scrivere un libro mettendo insieme gli indizi del caso dal suo punto di vista. E il suo punto di vista è davvero speciale. Perché Christopher soffre di una forma di autismo e ha un rapporto molto problematico con il mondo. Odia essere toccato, odia il giallo e il marrone, non mangia se cibi diversi vengono a contatto l’uno con l’altro, si arrabbia se i mobili di casa vengono spostati, non riesce a interpretare l’espressione del viso degli altri… Scrivendo il suo libro giallo, Christopher inizia a far luce su un mistero ben più importante di quello del cane. Come è morta sua madre? Perché suo padre non vuole che lui faccia troppe domande ai vicini? Per rispondere a queste domande dovrà intraprendere un viaggio iniziatico che lo porterà molto lontano, fino al punto di stravolgere completamente la sua vita.

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