I PROMESSI SPOSI ALLA PROVA

Di Giovanni Testori – Regia di Andrée Ruth Shammah. (Visto nella Sala grande del Teatro Parenti il 26 marzo 2019)

I PROMESSI SPOSI SUPERANO LA PROVA

Trentacinque anni sono passati dalla prima messa in scena de I Promessi Sposi alla prova, scritto da Giovanni Testori e interpretato da Franco Parenti. Ora, al teatro dedicato all’attore, viene ripresentato grazie alla volontà e agli adattamenti di Andrée Ruth Shammah.

Il testo, di eccezionale potenza, venne scritto nell’84, quando una rilettura del Manzoni si faceva sempre più necessaria per la letteratura e la cultura in sé: da sempre lasciato sull’altare del monumento, “quel” testo veniva (e viene tuttora!) fatto oggetto di venerazione asettica e, quindi, di antipatia, senza che se ne capissero (il più delle volte) la lezione e il monito. Fondamentale, quando si legge i Promessi sposi, è notarne la veste linguistica e l’ironia: peccato che della prima non si percepisca più la portata rivoluzionaria e che la seconda sia soppiantata dalla troppo pedantesca lettura scolastica. Con Testori quel messaggio – “proprio quello, come Quel ramo…” – e quella parola ripresero vita nell’84 e anche oggi.

È con la messa in scena periodica che gli spettatori e in primis gli attori si interfacciano con i problemi alzati da entrambi i due autori: si ride, si riflette e si ritrovano le proprie familiarità dialettali recuperate dalla manzoniana risciacquatura nell’Arno.

Fondendosi col Manzoni, Testori si ritrovò e si riscoprì: anche lui come i protagonisti dell’opera si mette alla prova e, a mano a mano, emerge la sua voce. In questa messa in scena lo si nota particolarmente anche grazie alla Shammah che lo riadatta e ne guida la regia: lei stessa afferma che “la sfida di ritornare ad affrontare Testori è per me la necessità di far vivere quello spettacolo originario del 1984, ma tagliando alcuni passaggi e aggiungendo più citazioni manzoniane”. Se lei lo fa per sottolineare e far vivere la sua idea di teatro, d’altro canto accentua questa trasformazione di Testori e di chiunque si confronti con Manzoni: se all’inizio ci si sente in debito di fronte a quel gigante, col tempo lo si fa diventare parte di sé diventando giganti a nostra volta.

Questa volta, sul palco si muovono l’eccezionale Luca Lazzareschi (il maestro), Filippo Lai (Renzo) che pur giovanissimo riesce in questa impresa recitativa, Nina Pons (Lucia) che resta un po’ sottotono rispetto agli altri attori e non tira fuori gli artigli, Laura Pasetti (Perpetua) che accompagna con puntualità ogni scena, Sebastiano Spada (Don Rodrigo) che veste benissimo i panni del suo personaggio e Carlina Torta (Agnese) a cui la Shammah decide di dare maggior spazio in questo riadattamento. Last but not laest Laura Marinoni che emerge per due sole volte dalla cella impostale: la prima come Monaca e la seconda come Madre: il tormento della perdita (prima della libertà e dopo della figlia Cecilia) si rende figura nella sua recitazione e, infine, ne diventa monumento e simbolo. Utile, necessario e di grande impatto il riascolto della voce di Franco Parenti, ancora una volta “maestro” nel riproporre “Quel ramo…”.

 Condisce e fa da lente alla bravura degli attori anche l’allestimento del palco arricchito dall’uso dell’illuminazione che seguiva i tempi della messa in scena alla perfezione.

In conclusione, I Promessi Sposi alla prova vincono anche questa volta la scommessa e, grazie al ritmo sempre vigile, le quasi tre ore e mezza di spettacolo non risultano per nulla pesanti

Roberta Pasetti

                                                                  

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