L’UOMO SEME

Scritto e diretto da Sonia Bergamasco

(Visto in Sala Grande del Teatro Franco Parenti il 26 febbraio 2019)

STORIA DI UNA RINASCITA

Al Teatro Franco Parenti, nella Sala Grande, sino al 3 marzo è in scena L’uomo seme, uno spettacolo corale ideato, diretto e interpretato dalla bravissima Sonia Bergamasco che ha trovato l’ispirazione nel libro dell’autrice francese Violette Ailhaud.

Risultati immagini per l'uomo seme al parentiViolette un’anziana donna racconta, in un brevissimo memoriale,  ciò che capitò nel suo villaggio, un piccolo paesino sperduto tra le montagne nell’alta Provenza, nel 1852 quando aveva poco più di sedici anni. Violette scrive la sua storia nel 1919 dopo aver vissuto le conseguenze di un’altra grande guerra e affiderà questo suo memoriale a un notaio con l’incarico di consegnarlo alla più giovane delle sue discendenti.

Nel 1852 a Saule-Mort, in seguito a sommosse popolari, tutti gli uomini furono uccisi, imprigionati o deportati dalle truppe napoleoniche in quanto repubblicani e il paese divenne un villaggio di sole donne.

Il quartetto vocale Faraualla (Loredana Savino, Gabriella e Maristella Schiavone, Teresa Vallarella), un gruppo di attrici e cantanti pugliesi, scelte da Sonia Bergamasco per le valenti abilità canore, danno voce con sonorità dal sentore ancestrale a questa bellissima storia di vita e rinascita e siamo catapultati in quel mondo ostile e aspro dove mogli, madri, sorelle, fidanzate rimaste sole seguono il lento trascorre del tempo, coltivando i campi, accudendo i bambini e gli animali nell’attesa di un uomo che possa dare loro la speranza di un futuro.

Anche per il ruolo dell’ “uomo seme” Sonia Bergamasco sceglie non un attore ma un musicista percussionista, Rodolfo Rossi, per interpretare Jean, un maniscalco, che con la sua arte musicale ripercorre la storia del suo arrivo al villaggio dove si innamorerà di Violette ma terrà fede alla sua promessa per la salvezza della piccola comunità donandosi, come un seme fa per la terra, alle altre donne del luogo.

La scenografia di Barbara Petrecca, che firma anche i costumi, realizzati nella sartoria del Teatro Parenti diretta da Simona Dondoni, è costituita essenzialmente da un grande albero spoglio ma ancora saldo sulle sue radici, i cui rami sferzati dal vento di Mistral ondeggiano come un richiamo, simbolo di una vita che può ancora ricominciare con rinnovato vigore.

Appesi all’albero come fantocci inanimati gli abiti dei promessi sposi Violette e Martin a rappresentare il brusco infrangersi dei loro sogni di coppia.

Completano l’allestimento le luci elegantemente curate da Cesare Accetta e i movimenti coreografici di Elisa Barucchieri.

Un bellissimo racconto quello della Ailhaud che afferma da una parte la grande forza che le donne sanno trovare nell’affrontare le difficoltà e dall’altra l’importanza della presenza maschile a fianco della donna con atteggiamento complice e per una vita sicuramente più felice e completa.

Spettacolo di grande impatto emotivo che merita di essere visto.

Marina Salonia

   

VETRINA

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