LA SCUOLA DELLE SCIMMIE

(Visto al Teatro Filodrammatici il 26 genaio 2018)

La scuola delle scimmie

Scritto e diretto da Bruno Fornasari

PAURE, ANGOSCE E SOFFERENZE
TRA I FANATISMI

Con La scuola delle scimmie, che è di scena al Teatro Filodrammatici fino all’11 febbraio, l’autore e regista Bruno Fornasari colloca, ancora una volta,  la sua azione/ricerca drammaturgica sul labile confine tra i destini/ coscienze/scelte individuali  e l’attualità di un oggi sempre più teso all’imbroglio, all’inganno in cui tutti siamo coinvolti, più o meno coscienti, e in cui fanatismi di ogni tipo si concretizzano sempre più.

Come sostenuto nella presentazione della stagione teatrale 2017/18 il Teatro Filodrammatici è lì, in prima linea, a raccontare i conflitti di questo mondo e immaginarne un altro, e ci riesce senz’altro con questa pièce dal testo denso, ma contemporaneamente ironico e sciolto, e dall’allestimento mosso e coinvolgente grazie a un cast attoriale affiatato e ben oliato e all’intelligente supporto dell’altrettanto mossa scenografia di Erica Carretta e delle luci di Fabrizio Visconti. Sferrano pugni nello stomaco i bei video di Francesco Frongia in cui la violenza di fanatismi quotidiani, a volte anche domestici, è protagonista assoluta.

Lo spettacolo si muove per quasi tutta la sua durata (circa due ore più intervallo) con ritmi veloci, in cui ben si inseriscono e interagiscono i preziosi elementi coreografici di Marta Belloni. Con agilità si intersecano i diversi piani temporali tra i quali si sviluppa l’opera. Nel puzzle scritto e portato in scena da Bruno Fornasari vi è il giovanissimo professore statunitense John Scopes che nel 1925 viene processato nel Tennessee per aver violato la legge del proprio Stato che impediva di insegnare la teoria darwiniana dell’evoluzione. Puntualmente viene sottolineato che la diatriba tra creazionisti ed evoluzionisti è tutt’altro che smorzata negli Stati Uniti. Accanto al professor Scopes, per altre tessere del puzzle, vi è un altro professore di scienze che nell’Italia attuale, sconvolto dalla perdita del fratello, un foreign fighter che ha perso la vita in battaglia, cerca di arginare ogni fanatismo pensando di scrivere un libro illustrato sulla storia delle religioni in chiave evoluzionistica, ma deve vedersela con una dirigente scolastica più interessata al businnes delle iscrizioni in una scuola multietnica e multireligiosa e quindi con la necessità di non scontentare gli studenti religiosi. Inoltre il professore è pesantemente insidiato da una giovanissima allieva con tanto di padre fallito e collerico che risolve i problemi tra birra, Negroni e violenze. Come se tutto ciò non bastasse arriva la sua ex compagna, un’artista, convinta che l’arte deve colpire e basta e ha già tristemente rappresentato il suo ideale in un video in cui si vede il giovane foreign fighter, fratello del professore, agitarsi sull’audio di una foresta popolata di scimmie.

Tra contraddizioni e guasti della nostra società, collettivi e individuali al contempo, Bruno Fornasari continua a presentare, come in suoi altri precedenti lavori, paure, angosce e sofferenze della contemporaneità con acutezza accompagnata da sarcasmo e ironia. Spettacolo denso e complesso che conosce  piccole pause di ritmo e qualche lieve scollamento drammaturgico nel quasi monologo finale.

Sotto la guida di Bruno Fornasari recita un cast di prim’ordine e ben oliato, benché alle primissime repliche. Accanto al sempre impeccabile Tommaso Amadio offrono una recitazione di alto livello Emanuele Arrigazzi (soprattutto nel ruolo del padre collerico e immaturo), Silvia Lorenzo, Luigi Aquilno, Irene Urcioli, Sara Bertelà (che calza benissimo il personaggio tutto businnes della dirigente scolastica, con buona pace dei presidi di un tempo preoccupati soprattutto di offrire preparazione) e Giancarlo Previati (che ben rappresenta le sofferenze e le disillusioni di un reduce del Sessantotto).

Adelio Rigamonti