SPAZIO TEATRO NO'HMA

SPAZIO TEATRO NO’HMA TERESA POMODORO

diretto da Livia Pomodoro

via Andrea Orcagna 2 – 20131 Milano

L’histoire du soldat – Un percorso a ritroso tra le due guerre mondiali

Con

Peppe Servillo & Pathos Ensemble

Silvia Mazzon viola/violino

Mirco Ghirardini clarinetto

Marcello Mazzoni pianoforte

Produzione in esclusiva e Distribuzione

Reggio Iniziative Culturali S.r.l.

Visto da Adelio Rigamonti il 24 giugno 2020

L'HISTOIRE DU SOLDAT - UN PERCORSO A RITROSO TRA LE DUE GUERRE MONDIALI

Un gran “soldat” dopo la lunga quarantena

Ieri 24 giugno è ripartito il Teatro nei suoi spazi naturali, cioè una sala al chiuso. Tutto ciò è avvenuto allo Spazio Teatro No’hma Teresa Pomodoro, con la rappresentazione de L’histoire du soldat – Un percorso a ritroso tra le due guerre mondiali, rielaborazione minimalista della suite di Igor Stravinsky.

Ovviamente mi ero recato allo Spazio Teatro No’hma, gestito da anni con entusiasmo da Livia Pomodoro, non solo per recensire lo spettacolo ma anche e soprattutto per vedere come il pubblico milanese avrebbe accolto questa prima interessante offerta al chiuso dopo quattro mesi di serrata forzata delle sale. Come sempre, per il gran cuore di Livia Pomodoro, lo spettacolo era gratuito. All’ingresso l’ormai scontata e sacrosanta prova della temperatura; in sala personale solerte, gentile e “mascherato” conduce ciascuno  al proprio posto ben distanziato come prescritto dalle tante ordinanze governative o regionali. Ben presto una parte del pubblico, per fortuna la minoranza, si leva la mascherina, s’aggira per la sala con la scusa di recarsi in bagno, alcuni parlano ad alta voce sparpagliando valanghe di goccioline. Forse quei signori e quelle signore ritengono che tutto sia passato e dimenticano che l’uso della mascherina è a protezione degli altri.

Poi per fortuna inizia lo spettacolo così la gente almeno si zittisce.

Peppe Servillo, chi è: età, carriera, vita privata del cantante
Peppe Servillo

Subito si comprende il perché dell’inedito sottotitolo all’opera di Strawinsky. L’ottimo Peppe Servillo introduce la favola, perché di favola si tratta, con letture da diari del famoso pianista Sergio Fiorentino che molto si affaticava a trovare in Italia musica di Rachmaninov , e di quest’ultimo viene eseguito al piano da un ottimo Marcello Mazzoni  un suggestivo brano. L’altro diario da cui Servillo legge alcune pagine è di un militare inglese dopo l’arrivo degli alleati a Napoli, alla lettura segue l’esecuzione di un brano di Max Bruch eseguito da Pathos Ensamble, un assai interessante trio composto, oltre  che dal già citato Marcello Mazzoni, dalla violinista Silvia Mazzon e dal clarinettista Mirco Ghirardini.

Dopo questa sorta di prologo/introduzione che, al di là del certo valore artistico, può dare l’idea di una sorta di volontà di “tirare” in là lo spettacolo, finalmente i fuochi artificiali dell’Histoire du soldat. La musica splendida è eseguita con vitalità e grandissimo rispetto dai bravissimi musicisti del Pathos Ensemble. Da questo momento, smessi gli abiti del conduttore/lettore, esplode con tutta la sua forza gestuale e soprattutto vocale Peppe Servillo. L’opera voluta popolare e minima da Strawinsky, qui è resa ancora più popolare dall’uso della lingua napoletana, il cui utilizzo trovo non solo interessante, ma soprattutto opportuno. Peppe Servillo ci regala varie perle recitative ed è ottimo nel narrare/recitare la partita a carte tra il soldato e il diavolo.

Nell’assai riuscito riallestimento dell’Histoire è del tutto presente l’idea di fondo che volevano darci Strawinski e il librettista Charles-Ferdinand Ramuz e cioè il dramma dello sradicamento umano e sociale nel quale il soldato è metafora dell’uomo costretto a viaggiare da un luogo all’altro lontano dal proprio Paese a causa delle guerre. Viene soprattutto mantenuta, se non addirittura amplificata con intelligenza, la “povertà” dello spettacolo pensato, scritto e musicato per poter essere agilmente proposto in varie località e villaggi come si trattasse di uno spettacolo ambulante. Da vedere appena sarà possibile.

Adelio Rigamonti