MARTIRI

(Visto il 24 maggio al Teatro Filodrammatici)

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Di Marius von Mayenburg – Regia di Bruno Fornasari

UN ADOLESCENZIALE FANATISMO RELIGIOSO

Martiri  di Marius on Mayenburg, ancora per pochi giorni in scena, chiude, in modo appropriato, la stagione del  teatro Filodrammatici dedicata nel 17/18 ai fanatismi.

In equilibrio tra pazzie fondamentaliste e turbolente crisi di crescita nell’adolescenza tra voglie eterosessuali e avances omosessuali, lo spettacolo sviluppa in modo particolare, finale a parte, il lato umoristico pungente e sarcastico del testo forse con qualche esagerazione di troppo che strappa, sì, fragorose risate al pubblico, ma mette spesso quasi in secondo piano l’intensa drammaticità che sottende il tutto.

Protagonista dello spettacolo l’adolescente e immaturo  Benjamin , che ha fatto della “parola di Dio” tirata giù alla bell’e meglio da una Bibbia tascabile non solo la propria droga personale ma una specie di impasto impermeabile per erigere un muro riparo tra lui e la società che lo attornia con ragazze che nuotano in bikini (!) e fanno con adolescenziale immediatezza sesso prematrimoniale, una società che gli si fa incontro anche con proposte omosessuali, una società soprattutto rappresentata dalla professoressa di biologia che lo sfida usando le stesse sue armi, frasi estrapolate dalla Bibbia, per difendere le sua convinzione dell’esattezza della teoria evoluzionistica e soprattutto la ferrea volontà di ribadire la supremazia della ragione e della scienza sull’integralismo della religione.

Grazie alla regia di Bruno Fornasari esce dallo spettacolo un affresco dell’età adolescenziale cattivo e grottesco, magari fuori dagli schemi, ma reso plausibile dal cast degli interpreti giovanissimi, che con la loro fresca immediatezza rendono il tutto godibile e soprattutto credibile il forte, se non violento, manicheismo che contraddistingue tutto lo spettacolo, che viene esaltato da un finale di grande intensità empatica anche se facilmente prevedibile da come si erano messe le cose.

Gli attori, quasi tutti già impegnati  dal regista Fornasari nei brechtiani Tamburi nella notte, primo spettacolo della stagione, sono tutti dotati di gran talento e di invidiabile freschezza a cominciare da Luigi Aquilino ottimo protagonista nel ruolo del fanatico Benjamin, sempre nei tempi imposti dal difficile e tosto testo. Attorno a lui Denise Brambillasca (brava nel disegnare la controversa figura della madre concreta e pratica incapace di relazionarsi con la crisi mistica del figlio) Gaia Carmagnani (che piace e convince nel ruolo incisivo e forte della professoressa di biologia,  la “nemica” di Benjamin), Eugenio Fea (divertente nel ruolo dell’inutile e tentennante preside), Ilaria Longo e Valentina Sacchetti (smaliziate e provocanti compagne di classe di Benjamin e Valentina costruisce bene il personaggio, satanico per il protagonista,  simbolo della sessualità erotica). Bravi e convincenti anche Simone Previdi, Alessandro Savarese e Daniele Vagnozzi e soprattutto Edoardo Barbone nel non facile ruolo dello storpio, preso in giro da tutti, omosessuale e vittima dei fallimenti miracolistici di Benjamin.

La regia di Bruno Fornasari è accurata come sempre usando linguaggi, movimenti e coreografie con evidenti suggestioni cinematografiche e cercando di coinvolgere sempre più il pubblico. E proprio in questo ultimo tentativo mi sembra che inserisca troppi interventi in platea non sempre, considerate le minuscole dimensioni del teatro, fruibili completamente dal pubblico costretto spesso ad allungare il collo o a contorcersi  all’indietro.

Spettacolo comunque dal complesso e bel testo drammaturgicamente filante senza visibili intoppi, sorretto da una pregevole, ripeto, compagnia formata da giovanissimi e talentuosi attori.

Adelio Rigamonti