IL COSTRUTTORE SOLNESS

Di Henrik Ibsen – Uno spettacolo di Alessandro Serra (Visto al Piccolo Teatro Grassi il 24 aprile 2019)

L’IRRECUPERABILITÀ DELLA GIOVINEZZA

De Il costruttore Solness di Ibsen, in scena al Piccolo Teatro Paolo Grassi fino al 12 maggio, ciò che subito colpisce è il gran grigio inquietante, assoluto e claustrofobico che a partire dalla scenografia assolutamente minimalista (grandi pareti che muovendosi aprono, ma soprattutto chiudono, rinserrano spazi) domina tutto lo spettacolo percepibile visivamente. Nel tutto-grigio dell’intricante regia di Alessandro Serra si muove Halvard Solness (Umberto Orsini), il grande costruttore di case e di… onirici mondi, un imprenditore di successo, che anima, come annota il protagonista Umberto Orsini nel foglio di sala, “una storia segnata da uno spregiudicato esercizio del potere”.

Ibsen con questo testo presenta, ancora una volta, una storia d’amore tra un uomo maturo e una giovane adolescente, come accade in altri capolavori del teatro borghese, ma qui il drammaturgo norvegese arricchisce l’opera di suggestioni surreali, rimandi psicoanalitici, stordimenti onirici: il tutto densamente simbolico ben colto e soprattutto ben esaltato dalla regia.

Risultati immagini per IL costruttore solness PICCOLO TEATROL’uomo di successo, che aveva cominciato a costruire la propria fortuna sulle ceneri della casa della moglie, andata distrutta da un incendio, ha vissuto nell’intimo ricurvo sotto il peso di sensi di colpa, di rimorsi: la malattia della moglie dopo l’incendio da cui non si è più ripresa (ora s’aggira per il palco e nel nostro interiore come un onirico triste e tristo leggero fantasma) e la successiva morte dei due giovanissimi figli ancora lattanti. Ma oltre ai complessi di colpa Halvard è tormentato dalla paura, dal terrore che i giovani possano soppiantarlo in quanto anch’egli raggiunse il successo in gioventù soppiantando, anche con l’inganno,  il proprio maestro. Ai giovani, dei quali teme tanto il sopravvento, non solo nega sostegno e autonomia, sottrae anche l’amore delle loro giovani fidanzate, come accade con Kaja promessa sposa di Ragnar, geniale architetto, sottomesso da Solness. 

Nell’opera si respira inoltre grande tensione erotica nel vecchio piagato dalle vertigini, che gli impediscono di salire in cima alle proprie opere appena terminate a porre l’usuale corona di fiori. Solness sì è sempre nutrito della vitalità femminina e spera ancora di recuperare con l’affetto e il sesso di giovani donne la forza non solo fisica dispersa negli anni.

Quando un giorno, all’improvviso e senza chiedere permessi di sorta, irromperà nella sua vita la giovane fanciulla, Hilde Wangel, conosciuta bambina dieci anni prima in occasione dell’inaugurazione di una sua costruzione e successivamente da lui dimenticata, tutto sarà stravolto. Hilde, da quel lontano giorno, aveva nutrito e nutre tuttora un forte amore per lui. Solness, travolto dalle emozioni, intraprende un  viaggio verso l’illusorio recupero della giovinezza sfiorita che in realtà lo condurrà alla rovina, alla morte.

Il testo originale di Ibsen è stato notevolmente ridotto e qualche taglio ha reso meno scorrevole la narrazione, ma credo fosse impossibile fare altro per permettere alla coraggiosa rilettura di Serra di mantenere viva la tensione per tutto lo spettacolo. Considero un bel momento anche di teatro visivo il gioco dei ricordi tra Halvard e Hilde, in cui quest’ultima crea coinvolgenti giochi di luci, che svolazzano per la sala, facendo roteare un grande specchio.

Detto esplicitamente e implicitamente dall’accurata, e per molti sensi nuova, regia di Alessandro Serra, non rimane che applaudire una cast d’attori davvero eccellente.

Ovviamente la parte del leone la fa un Umberto Orsini splendido, che interpreta con naturalezza estrema la solitudine, il travaglio fino alla caduta e alla morte del costruttore Solness, personaggio contorto e perennemente in lotta soprattutto con le sue paure e i suoi complessi.

Alla grande interpretazione di Umberto Orsini  fanno da ottimo contorno una Lucia Lavia (Hilde) decisamente matura e capace di mostrare tutto il suo talento; una Renata Palminiello  che dà vita impalpabile  e sofferente a un’essenziale Alina, moglie del costruttore; Chiara Degani è una misurata e ottima Kaja nel contrastato gioco tra il fidanzato Ragnar e l’irresistibile vecchio.

Convincono anche gli altri tre interpreti maschili a partire da Pietro Micci (Dottor Herdal), che assieme a Orsini costruisce un vero cammeo nel riprodurre una seduta psicoanalitica, per passare a Salvo Drago nel ruolo di Ragnar, scalpitante geniale architetto deciso a conquistare fama autonoma e conservare l’amore della promessa sposa Kaja e infine con piacere ho rivisto un ottimo Flavio Bonacci nel ruolo di Knut Brovik. Da vedere.

Adelio Rigamonti

VETRINA
LA PROGRAMMAZIONE NEI TEATRI MILANESI SEGUITI DA SONDA.LIFE

 Cerca lo spettacolo che fa per te tra quelli proposti da i teatri abitualmente seguiti da Teatro a Milano/Sonda.Life

CERCA


Archivio Settembre, Ottobre, Novembre, Dicembre , Gennaio, Febbraio, Marzo

LEGGI

“Bisogna essere capaci di sognare” Nelson Mandela


SOSTIENI SONDA.LIFE E IL SUPPLEMENTO DI RECENSIONI TEATRALI

Per la sostenibilità di Sonda.Life e del supplemento “Il Teatro a Milano”  e per consentirci di continuare nel nostro lavoro di ricerca e informazione sul tessuto sociale di Milano, potete aiutarci con il vostro contributo: IBAN IT73B0501801600000012207163Associazione culturale Sonda.Life c/o Banca Popolare Etica filiale di Milano via Melzo Ogni contributo è prezioso e ci permette di continuare a sviluppare ulteriormente molteplici progetti a livello sociale e culturale Grazie in anticipo e continuate a seguirci! Associazione culturale Sonda.Life sede legale via Nullo 19, 20129 Milano
Risultati immagini per maschere pompei