IL GIURAMENTO

(Visto al Teatro Menotti il 24 febbraio 2018)

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Di Claudio Fava – Regia di Ninni Bruschetta

IL NECESSARIO ESERCIZIO DEL DUBBIO

Il giuramento, l’atto unico di Claudio Fava con la regia di Ninni Bruschetta andato in scena al Teatro Menotti, è imperniato sulla figura di Mario Carrara, uno dei dodici docenti universitari che nel 1931 non  prestarono Il giuramento di fedeltà al Duce imposto dal regime fascista.

Benché nel testo si metta a fuoco soltanto il particolare del giuramento, isolandolo quasi come un frammento dalla completa e complessa figura di Mario Carrara, allievo e genero di Cesare Lombroso, con, seppure quasi sottotraccia, concreti legami con l’antifascismo a Torino, tutta la pièce è intensa e di gran presa sul pubblico grazie a una regia attenta ai tempi nel susseguirsi senza pause delle varie scene, un concatenarsi di eventi collettivi e personali, nell’essenziale scenografia di Riccardo Cappello dominata dalla scalea degli scranni di un’aula universitaria e davanti alla quale, con minimi spostamenti a vista di scrivanie, panche di chiesa, attaccapanni e lettini, si concretizzano tutti i luoghi di azione.

Da un punto di vista drammaturgico interessante, perché pone interrogativi sull’oggi, la contrapposizione tra il professore socialista che giura, spinto dal suo stesso partito per poter continuare a esercitare all’interno dell’università, e Carrara che, nel  lavoro di Fava, ammicca al disimpegno dello scienziato mostrando un’avversione al fascismo più per motivi estetici che ideologici. Decisamente drammaturgicamente alto e lirico l’incontro in chiesa tra il professore e la sua segretaria Tilde.

La regia di Ninni Bruschetta, con geniali incursioni brechtiane,  è asciutta, d’impatto e ben supporta ed esalta il testo di Claudio Fava che consegna, nell’oggi controverso e politicamente sconnesso, l’invito  a un necessario esercizio del dubbio come antidoto al tentativo di omologazione sempre in agguato. Come già in altre occasioni Fava ci dà un testo generoso di grande impegno civile e stimola tutti a una attenta vigilanza per evitare che la democrazia possa essere ancora sospesa: nulla, insomma, è definitivamente passato, trascorso.

Un convincente David Coco è il professor Mario Carrara, mentre Stefania Ugomari Di Blas interpreta con intensità il ruolo della segretaria Tilde. Bravi tutti gli altri: Antonio Alveario (il profesore socialista), Simone Luglio (il Preside) e poi nei panni dei camerati e studenti Liborio Natali, Pietro Casano, Federico Fiorenza, Luca Iacono e Alessandro Romano.

Piace e coinvolge l’inizio dello spettacolo con tutti gli attori, in divisa e mascherati, che tra il pubblico intonano, quasi sguaiatamente, l’inno della goliardia “Gaudeamus igitur…”, inno che viene ripreso, come fosse un tetro canto funebre, in occasione della morte di un allievo di Mario Carrara, suicida in carcere; la posizione in scena del corpo del giovane suicida ricorda da vicino il Cristo Morto del Mantegna. Diverte l’esecuzione di Faccetta nera in versione quasi jazz interpretata da Simone Luglio e decisamente valide le musiche originali dell’arrangiatrice e pianista Cettina Donato.

Adelio Rigamonti