MATILDE E IL TRAM PER SAN VITTORE

(Visto il 24 genneio al Teatro Studio Mariangela Melato)

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Scritto e diretto da Renato Sarti del Teatro della Cooperativa

QUANDO IL TEATRO CIVILE È TEATRO

Non ho mai ritenuto facile coniugare il concetto di teatro civile  con quello di buon teatro. Matilde e il tram per San Vittore, scritto e diretto da Renato Sarti e in scena al Teatro Studio Mariangela Melato, mi ha fatto ricredere. Matilde è teatro militante necessario in questi momenti in cui molti dei valori fondativi della nostra storia repubblicana svaniscono nell’oblio dei più e, non più tanto striscianti, si agitano rigurgiti razzisti e fascisti

L’azione si svolge nell’area industriale di Sesto San Giovanni al tempo degli scioperi antinazisti dal ’43 al ’45; negli stabilimenti di quell’area, Falk e Marelli soprattutto, il prezzo pagato alla lotta antifascista fu, come si legge nella bella e completa presentazione dello spettacolo, molto alto con i suoi 570 deportati di cui 233 morirono nei lager. Il ricordo e il far rivivere quei tragici episodi  sono affidati alle donne (madri, mogli, sorelle, figlie) di quegli operai protagonisti dei più grandi scioperi in Europa di quel periodo.

Il mondo portato in scena, senza retorica, da Renato Sarti è un mondo popolare, in cui si parla un ben studiato e indagato dialetto fuori porta, e in cui si consolidano, e in alcuni casi si scoprono, solidarietà e mutuo soccorso proletario. Da sottolineare come il testo, in alcuni suoi passi significativi, sia nato durante un corso teatrale (a partire dal libro di Giuseppe Valota Dalla fabbrica ai lager) tenuto da Renato Sarti nella Scuola Media Leonardo da Vinci di Monza.

Il testo, di per sé importante, diventa buon teatro grazie a un allestimento registico e scenico (quest’ultimo firmato da Carlo Sala) che sfrutta con perizia ogni possibilità che offre il magnifico e assai duttile spazio scenico del Teatro Studio. Spettacolo ben oliato, scorrevole e senza impuntature drammaturgiche già nella serata della prima.

Nell’ampio spazio scenico, allargato in alcune scene anche ad angoli delle balconate, accanto a una, come di consueto per lei,  precisa e puntuale Rossana Mola e a Maddalena Crippa, in qualche rara occasione tradita dall’emozione, si muove con estrema disinvoltura una efficace Debora Villa che si dimostra attrice completa e matura smentendo chi l’ha sempre definita solo un’ottima attrice comica.

L’episodio finale, che dà il titolo a tutto il lavoro, è stato interpretato, nella sera del debutto, da un’emozionatissima Marika Giunta. La giovanissima interprete, allieva della Scuola Leonardo di Monza, ha chiuso benissimo uno spettacolo che mi auguro venga ben presto ripreso dopo le poche repliche, tutte esaurite, al Teatro Studio. Da non perdere.

Adelio Rigamonti