TEATRO FRANCO PARENTI

SKIANTO

Fino al 2 febbraio/Sala Grande

uno spettacolo di Filippo Timi
con Filippo Timi
e con Salvatore Langella
luci Gigi Saccomandi
costumi Fabio Zambernardi
si ringraziano Lawrence Steele e Francesco Risso
canzoni Filippo Timi e Salvatore Langella
assistente alla regia Daniele Menghini

produzione Teatro Franco Parenti
spettacolo nato nel 2014 in coproduzione con il Teatro Stabile dell’Umbria


Visto da Roberta Pasetti al Teatro Franco Parenti il 23 gennaio 2020

SKIANTO

FILIPPO TIMI IN SKIANTO

Nessuno mai potrebbe negare che Filippo Timi sia un attore eccezionale. In tutte le situazioni che presenta e con cui gioca – giocando, in primo luogo, sé stesso – è capace di far strabuzzare gli occhi, di creare empatia quando vuole e distanza quando serve. La voce, che risuona dal suo torace fino al nostro cervello e ci rimbalza dentro in tutta la sua profondità, forza e pienezza, è modulata con finezza in base a tutte le situazioni e gli pseudo-personaggi immaginifici che abbozza con ironia e spudoratezza – tanta spudoratezza!

Skianto è uno spettacolo bello per questo: per la maestria dell’interpretazione, per le scelte scenografiche e la spregiudicatezza di tante situazioni. Sì, nessuno potrebbe dire che Timi non eccella. Stavolta, però, vien da sussurrare un “non son convinta…”: qualcosa mi ha lasciato nell’incertezza. Il testo e le scelte drammaturgiche di Timi stesso, pur avendo a volte valore scenico e tematico notevole, zoppicano per la maggior parte del tempo. Tempi molto lunghi e a volte noiosi, non solo durante i suoi cambi; video trash che fanno ridere, certo, ma non hanno alcun significato, sono messi lì e basta, decontestualizzati in maniera non proprio sensata. Tanti casi di ironia e simpatia un po’ tirata, a volte stucchevole e passata (si fa spesso questo errore quando si cerca di fare i giovani al passo coi tempi…) di cui il titolo “Skianto” è un esempio: la k no. Nella situazione temporale che crea, quello degli anni ’80, molti momenti pop-trash sono azzeccatissimi e, in quel caso, simpatici. Il problema sorge quando si “dimentica” del contesto e del personaggio, uscendosene con battute e ammiccamenti che interrompono la “magia” che stava costruendo, salvo poi rialzare il tono drammaturgico.

A parte questo, Timi decide di affrontare un tema delicato – o comunque percepito come tale, cioè l’handicappatudine – e lo fa senza aspirazioni etiche, senza alcun politically correct, senza ergersi a giudice. Così facendo lo affronta bene, in uno dei pochi modi giusti di affrontare certe cose.

Insomma, Skianto – in scena al Teatro Franco Parenti dal 21 gennaio al 2 febbraio – è bello da vedere ma migliorabile.

Roberta Pasetti

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