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CONVINCE LA CARROZZERIA ORFEO ALL’ELFO

 

Risultati immagini per CARROZZERIA ORFEOAll’Elfo Puccini tre spettacoli in una mini antologica dedicata alla compagnia Carrozzeria Orfeo, il pluripremiato collettivo che ritrae una società nevrotica e instabile. Sul palco della Sala Shakespeare si sono alternati Cous Cous Klan, Animali da Bar e Thanks for Vaselina. Un teatro che è decisamente riduttivo definire semplicemente teatro pop . Li ha visti, nei giorni scorsi, per Teatro a Milano/Sonda Life Claudia Pinelli (a.r.)

COUS COUS KLAN

Drammaturgia di Gabriele di Luca, che cura anche la regia con Massimiliano Setti e Alessandro Tedeschi,

VITE AI MARGINI

La compagnia Carrozzeria Orfeo propone al Teatro Elfo Puccini dal 17 giugno a 5 luglio 2019 una trilogia di suoi spettacoli. Dal 17 al 21 giugno Cous Cous Klan il testo più recente, portato in scena già nel 2017 da questa valida e interessante compagnia teatrale. 

Carrozzeria Orfeo

In una realtà futuribile si muovono persone ai margini della società, reietti emarginati in un campo di roulotte e macchine abbandonate a ridosso del cimitero degli zingari che sono stati tutti sterminati. Asserragliati, vivono in un al di là della rete, privati del bene più prezioso cioè l’acqua divenuta risorsa per pochi, tre fratelli, Caio  prete spretato, Olga donna in là negli anni ma desiderosa di una figlia, Achille un ragazzo sordomuto che scarica la sua aggressività su facili bersagli di emarginati più reietti di lui. Convivono faticosamente, ai margini di qualsiasi contesto civile, tra loro e con le altre realtà formate da Mezzaluna immigrato e musulmano, odiato e ricattato, dal terribile lavoro di interratore di scorie tossiche, ma ambulante notturno, che rifiuta il suo destino di “martirio” e intesse una relazione con Olga; Aldo, un creativo che in defaiance lavorative e familiari per aver avuto rapporti con una ragazza minorenne, trova un approdo in quell’al di là in cui le certezze della vita vanno in frantumi, tra schermaglie e accoglienza mai gratuita in questa realtà di degrado e miseria. Sulle loro vite, sul loro contendersi spazi vitali, contrattando acqua sporca per sopravvivere, fa irruzione una ragazza, nuda, violata, traumatizzata, con sensibilità profetiche. Che mischia le carte dei fragili rapporti.
La drammaturgia di Gabriele di Luca, che cura anche la regia con Massimiliano Setti e Alessandro Tedeschi, è netta, senza orpelli, i personaggi ne escono veri e inquietanti. 
Non c’è  spazio per la commiserazione o la condanna. I temi gravosi sono smorzati da battute, da un’ironia che non mitiga, dal dipanarsi della trama con momenti di suspance, in una speranza di riscatto che va infrangendosi contro una realtà che non  lascia spazio a positività, ma profondamente e dolorosamente umana.
Gli attori Angela Ciaburri, Alessandro Federico, Pier Luigi Pasino, Massimiliano Setti, Alessandro Tedeschi sono bravi, intensi, caratterizzano senza caricare personaggi difficili, splendida Beatrice Schiros, un’ Olga popolana e schietta, mai doma né  piegata dagli anni e dalle frustrazioni della vita. 
Uno spettacolo forte, interessante, dalla durata non usuale e con un epilogo amarognolo e non scontato, andato in scena nella replica del 21 giugno con supporti per persone con disabilità nella vista e nell’udito nell’ambito del progetto inclusivo “Teatro senza barriere”.
 


ANIMALI DA BAR

Drammaturgia di Gabriele di Luca, che cura anche la regia con Massimiliano Setti e Alessandro Tedeschi.

CINICI E IRRIVERENTI IN UN BAR

Prosegue con Animali da bar la rassegna di spettacoli della compagnia Carrozzeria Orfeo al Teatro dell’Elfo.

 

Un bar, che ricorda le atmosfere dei quadri di Hopper, con barili metallici e spine da cui spillare la birra che scorrerà a fiumi e un bancone che si incurva su sé stesso su cui una donna sta partorendo.
Poi, come un nastro che si riavvolge, gli attori si muovono a ritroso, lentamente, ritrovando la loro posizione nello spazio di quel microcosmo, fatto di bancone sgabelli e tavolino ma anche di orinatoio, macrocosmo di individualità che faticano a diventare canto corale,  di un’umanità autoreferenziale che giudica e fatica a riconoscersi nell’altro. E il racconto ritrova il suo flusso temporale.

Una voce esce aggressiva da un impianto che collega il bar con il proprietario, che mai si vedrà, vecchio e malato, razzìsta invelenito e rancoroso. Gli altri personaggi si muovono e si raccontano nello spazio del locale, ombre di vite che portano all’interno, nell’unico spazio in cui acquistano spessore. Swarovski, un bravissimo Paolo Li Volsi, é lo scrittore frustrato nelle sue aspirazioni letterarie, che dovrebbe scrivere ma passa le sue giornate a osservare e giudicare; Mirka la barista ucraina, che mette a disposizione il suo utero a copie desiderose di figli dietro compenso, dalla vita travagliata e dalla passione per le canzoni dei cartoni animati della Disney,  quelli che non poteva seguire nella sua infanzia negata (splendidamente interpretata da una bravissima Beatrice Schiros). Colpo di frusta, Massimiliano Setti, buddista dai buoni propositi che si nutre di mele cadute dall’albero, dal carattere debole e picchiato dalla moglie, padre del bambino inseminato. Sciacallo, Pier Luigi Pasino, svaligiatore di case di morti, ossessionato da dimensioni anatomiche e dai torti subiti in adolescenza, depresso bipolare, e poi Milo, Gabriele Di Luca, la cui agenzia di pompe funebri organizza funerali a animali di compagnia di piccola taglia, che vorrebbe aumentare il businnes e mettere su famiglia.

La drammaturgia, di Gabriele Di Luca, è incisiva, la solitudine dei protagonisti è sferzata d’ ironia, senza compatimenti e scontate assoluzioni, l’unica figura femminile emerge per la ruvida umanità fatta forse di rassegnazione, sicuramente di accettazione di sé stessa e degli altri. I maschi sono dipendenti da giudizi o assertori di verità, mentre faticano a trovare una dimensione di confronto nella loro fragilità.

L’ottima regia é curata dallo stesso Di Luca con Alessandro Tedeschi e Massimiliano Setti,  quest’ultimo autore anche delle musiche originali

Tanti i temi accennati: dall’utero in affitto, al razzismo, alla violenza fisica e psicologica, alla malattia psichiatrica. Il testo é incisivo, scorrevole,  senza vuoti narrativi, coinvolgente e con un finale non scontato che ribalta le prospettive.

Davvero bravissimi tutti.


THANKS FOR VASELINA

Drammaturgia di Gabriele di Luca, che cura anche la regia con Massimiliano Setti e Alessandro Tedeschi.

BEL LAVORO DAL RETROGUSTO AMARO

Si conclude con Thanks for Vaselina la trilogia di opere portate in scena al teatro dell’Elfo, fino al 5 luglio, dalla Compagnia Carrozzeria Orfeo, tutte tratte dalle opere di Gabriele Di Luca che ne cura la drammaturgia oltre che la regia con Massimiliano Setti e Alessandro Tedeschi.
Risultati immagini per thanks for vaselinaAnche in quest’opera continua la galleria di personaggi fragili, autoreferenziali, che si muovono in ambientazioni claustrofobiche in cui si proietta l’ostilità del mondo esterno, che già avevamo apprezzato nei precedenti spettacoli.
Fill e Charlie vivono nella stessa casa, coltivando piante di marijuana con l’intenzione di esportarle in Messico, paese che gli Stati Uniti hanno invaso per “esportare la democrazia”. All’apparenza sono uno l’opposto dell’altro: Fill (Gabriele Di Luca) cinico  e sbroccato con una madre, Lucia (la bravissima Beatrice Schiros) ludopatica e badante di una zia che sembra eterna. Charlie (Massimiliano Setti)  permeato da principi etici ma noncurante delle contraddizioni del suo modo di agire sulla vita degli altri.
Come fare a portare fuori dal paese le piante per incrementare i loro affari? Inserendola nel corpo di insospettabili “trasportatori” anche grazie alla vaselina del titolo.
É quando irrompe nella loro casa Wanda (la brava Francesca Turrini), ragazzona complessata dall’obesità e dalle struggenti fragilità familiari che i precari equilibri sembrano rientrare in una dimensione più naturale e personale,  venendo però rapidamente smentiti dal corso degli eventi. L’ arrivo del padre di Charlie (Ciro Masella) dopo 15 anni di assenza, transessuale violato e sfruttato approdato in una setta religiosa, scuote ulteriormente il non semplice menage facendo affiorare quella rabbia che, senza filtri, porta tutto verso un epilogo non così originale.
Tutto procede con  ritmi quasi da commedia, la drammaturgia è intensa e sostenuta dai bravissimi attori e dalla sapiente regia, i dialoghi sempre e comunque “veri” con una sferzante ironia che non nasconde il retrogusto amaro, molto amaro. 

Claudia Pinelli

                                                           

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