SPAZIO BANTERLE

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Repliche 25 e 26 ottobre 2019 

di Mario Luzi

lettura scenica con Valerio Bongiorno e Laura Piazza

produzione Teatro de Gli Incaminati


Visto da Adelio Rigamonti allo Spazio Banterle  il 20 ottobre 2019

LIBRO DI IPAZIA

TRA DECADENZA E SPERANZA

Per i cultori della poesia e del teatro è doveroso conoscere il gran testo teatrale di Maro Luzi il Libro di Ipazia. Un’opportunità importante la fornisce la lettura scenica con Valerio Bongiorno e Laura Piazza in scena allo Spazio Banterle (25 e 26 ottobre le nuove repliche).

Purtroppo il titolo assegnato alla lettura,Libro di Ipazia, può trarre in inganno lo spettatore poiché la pur sempre coinvolgente lettura è limitata alla prima parte, Ipazia, in cui si tratta la figura e la morte dell’astrologa e matematica alessandrina. Quindi viene tralasciata la seconda parte, Il messaggero, in cui la poesia si Luzi si fa più alta e l’azione si svolge nella sua fantasia dopo la morte di Ipazia: l’azione che nel primo atto era basata su un evento storicamente certo, nel secondo è finzione poetica.

IpaziaLa lettura scenica del primo atto è comunque proposta di gran rispetto e di grande impatto. Spiace che nell’inevitabile bisogno di ridurre i personaggi ne faccia le spese anche la figura di Jone, l’innamorata di Sinesio, discepolo devoto di Ipazia, forse il personaggio più terragno dell’intera opera e sicuramente del primo atto.

Mi è parsa magistrale, da parte di Valerio Bongiorno, la lettura del prologo, poesia alta, impermeata ancora di quell’ermetismo, cosiddetto fiorentino, che ha sempre distinto il poeta toscano dalla linea montaliana.

Benché la poesia del prologo sia alta e complessa Bongiorno riesce a darne una lettura piana, assolutamente  non piatta, tenendosi ben lontano, a ragione, da una ostentata recitazione enfatica.

Il tema centrale dell’atto della lettura scenica ambientata ad Alessandria città simbolo del pensiero ellenico  al crepuscolo, è il mutamento, visto come ineluttabile decadenza, praticamente senza speranza, quella speranza, messaggio del Cristo, che si realizzerà nel secondo tempo, in cui esploderà in grande poesia la fede di Mario Luzi.

Un Valerio Bongiorno, disincantato ma partecipe che cerca di evitare l’enfatizzazione (piace il suo tenere sovente le mani in tasca) è affiancato da una brava Laura Piazza, che qualche volta agita troppo le mani. Lettura coraggiosa, che pur con limiti, vivifica nello spettatore la speranza di vedere un giorno non lontano la messa in scena dell’intero testo.

Adelio Rigamonti