OUT OFF

LA CONTESSINA JULIE

Fino al 6 ottobre 2019

Liberamente tratto da August Strindberg
Con
Petra Valentini (Julie)
Lorenzo Frediani (Jean)
Emilia Scarpati Fanetti (Kristin)
Regia di Maurizio Schmidt
Musica dal vivo di Leonardo Ramadori
Costumi Stefania Cempini
Luci e allestimento tecnico Mauro Marasà


Visto da Adelio Rigamonti il 2 ottobre 2019

LA CONTESSINA JULIE

UNO STRINDBERG STRINDBERGHIANO

La signorina Giulia di August Strindberg , da cui Maurizio Schmidt ha liberamente tratto e proposto l’eccellente La contessina Julie, in scena al Teatro Out Off fino al 6 ottobre, è un’opera perfetta con la quale l’autore svedese abbraccia il teatro naturalistico in realtà andando ancora più avanti di quanto lui stesso immaginasse, come è sottolineato nel comunicato stampa del Teatro.

Il prezioso allestimento di Maurizio Schmidt sottolinea con vigore quanto fosse andato avanti Strindberg consegnandoci un dramma ancora attuale in cui si contrappongono e si mischiano i violenti conflitti che abbiamo ereditato dal secolo scorso: potenti e proletari (in questo caso meglio parlare di lumpenproletariat) e maschio e femmina (quest’ultimo che sembra maggiormente accentuarsi nell’oggi).

Al centro del palco una sorta di tatami/ring sul quale i tre personaggi si scambiano durante tutto lo spettacolo violentissimi colpi senza alcuna concessione alla pietà, sul fondo un massiccio apparato scenico, una sorta di portico di un palazzo ricco e nobiliare, in cui è incastonato il banco musicale dell’ottimo  Leonardo Ramadori che esegue musiche coinvolgenti che sono ben altro che semplice sottofondo d’accompagnamento.

Il dramma di Strindberg è suddiviso in sei quarti d’ora, sei round di uno scontro ferocissimo e continuo in cui emerge la degradante storia della contessina che si fa serva del suo servo fino alle estreme conseguenze.

Più che raccontare la nota trama preferisco scrivere dell’allestimento.

La scena oltre al tatami e all’icona/palazzo comprende, ai lati del palcoscenico, due simil camerini/disimpegno e soprattutto di lato sul proscenio un lungo interfono che si perde in alto, a cui è legato un campanello. Proprio l’interfono, con tanto di campanello, è simbolo che sta a indicare il rapporto di sudditanza tra servi e padrone.

La contessina serva del servo è interpretata da una grande Petra Valentini, che nel rischioso personaggio strindberghiano tutto volutamente e saggiamente sopra le righe, riesce a controllarsi senza mai dare l’impressione di voler strafare: davvero da applausi.  Lorenzo Frediani, il servo Jean, seppure un gradino di sotto, regge bene il confronto impostogli. Discorso a parte merita Emilia Scarpati Fanetti, nel ruolo di Kristin, la cuoca fidanzata di Jean. L’attrice, nei momenti in cui non è direttamente impegnata come Kristin, diventa una sorta di coro/metronomo che scandisce tempi e modi ai due compagni di scena e spesso diventa una sorta di didascalia vivente recitando suggerimenti scenici contenuti nel testo originale. Veramente essenziale e brava.

Regia attenta, allestimento saggio e non pretestuoso, cast attoriale decisamente all’altezza: da non perdere.

Unica nota negativa, completamente esterna ai meriti del cast, le eccessive e fuori luogo risate di un pubblico forse troppo amico.

Adelio Rigamonti