MATER STRANGOSCIÀS

(Visto al Teatro Gerolamo il 15 novembre 2017)

CLEOPATRÀS

(Visto al Teatro Gerolamo il 17 novembre 2017)

Dai “TRE LAI” di Giovanni Testori
Regia di Gigi Dall’Aglio
Nell’interpretazione di Arianna Scommegna

NELLA QUASI BRIANZA TESTORIANA

Fin dai tempi dell’Arialda (1960) Giovanni Testori è stato celebrato, a volte addirittura osannato, non tanto per il contenuto dei suoi lavori, nella loro complessità e complessività, quanto per  il coraggio genuino, basso e ruspante di temi difficilmente trattati da altri in modo così esplicito.

I due lavori testoriani, Cleopatràs e Mater Strangosciàs, portati in scena da una splendida Arianna Scommegna al Teatro Gerolamo, fanno parte dei tra lamenti funebri (Tre Lai) di Cleopatra sul corpo di Antonio; di Erodiade su quello di Giovanni Battista (Erodiàs) e della Madonna su quello di Cristo. I Tre Lai furono composti (1993) nelle ultime settimane di vita dello scrittore milanese, da tempo sofferente per un tumore e pubblicati postumi l’anno successivo.

Dopo aver visto, nell’ordine, Mater Strangosciàs  e Cleopatràs  è quasi un obbligo ripetere quanto già detto in altre mie recensioni o in altri miei scritti che “la lingua testoriana  è un pastiche di suoni e fonemi, una sorta di ottovolante: su e giù  tra l’alto ed erudito e il basso blasfemo e osceno e che impone a chiunque lo interpreti un’adesione e  un coinvolgimento completo senza tentennamenti. Così anche lo spettatore deve abbandonarsi a quella lingua variegata al contempo delicata e sferzatamente violenta; in una volta luminosa e tetra. L’unica lingua possibile per rendere e sostenere i suoi contenuti che dopo la morte della madre si sono fatti ancora più aspri, “cattivi”, facendo emergere tutti i suoi complessi di colpa psicologicamente reali o solo intellettualmente concepiti. Il cambio di registro, sia linguistico che contenutistico, era iniziato in Testori negli ultimi anni Settanta: da attento osservatore del degrado sociale e civile, le periferie e i balordi, a un’interiorizzazione “scellerata” scavata nell’io in un quasi corpo a corpo col Cristo, dove la bestemmia, il peccato sono esacerbati in quanto solo in presenza di peccato può sussistere il pentimento e di conseguenza il perdono e l’unione in Dio”. 

Risultati immagini per cleopatras scommegnaCleopatràs è il primo dei Tre lai e , la Scommegna interpreta una donna dell’alta Brianza (Canzo, Asso, Lago di Segrino e dintorni): una donna che oscilla, tutt’uno con l’ottovolante linguistico testoriano, tra comportamenti  alteri ed altri sensualmente animaleschi.  Accompagnata da un puntuale e bravissimo Antony Montanari al violoncello, Arianna Scommegna dimostra, oltre alla propria consueta bravura, di aver aderito completamente al metalinguaggio forte, aspro testoriano, quasi  facendolo proprio e  proponendosi  come una delle rare interpreti di Testori dopo Testori. Mi piace sottolineare come Testori abbia quasi sempre prediletto scrivere i suoi testi su misura per gli attori da lui stesso scelti. Basti pensare alla riscritta trilogia shakespeariana per un magnifico Franco Parenti. In questo caso tutto si è ribaltato e, con l’aiuto dell’accorta e leggera regia di Gigi Dall’Aglio, è l’attrice a cucirsi addosso un abito perfetto e, al di là delle due estreme tirate quasi in apnea da nel gestire voce e corpo in un complesso misto di amore delicato e di voglie sessuali intense. Sicuramente di grande effetto la trasformazione del proprio abito e del proprio corpo in coloratissima mappa del regno brianzolo della regina egizia.

Risultati immagini per mater strangoscias scommegnaNel terzo dei Tre Lai, Mater Strangosciàs, il primo dei due Lai portati in scena al Gerolamo da Arianna Scommegna, la lingua testoriana si fa più penetrabile e sicuramente più lirica e più alta mantenendo tuttavia la sua matrice estremamente popolare degli uomini e delle donne di una Brianza, quella Alta, indagata nel profondo. L’attrice riesce a comunicare tenerezza materna in un contesto religioso che è concreto e ha quasi smarrito del tutto gli elementi metafisici. Una Madonna dunque terragna che si impone in tutta la sua sofferenza in una lingua più morbida, accanto al figlio crocefisso. In Mater Strangosciàs Arianna Scommegna è accompagnata da una splendida Giulia Bertasi alla fisarmonica. Grazie a tutti.

Un grazie anche al Teatro Gerolamo per questo inizio di stagione variegato e comunque sempre alto.

Adelio Rigamonti