EMILIA

(Visto al Piccolo Teatro – Paolo Grassi il 17 ottobre 2017)

Testo e regia di Claudio Tolcachir

L’EMILIA DI TOLCACHIR AL PICCOLO

Il troppo, il debordante verso la platea dell’ottima scenografia di Paola Castrignanò invade il pubblico, a spettacolo non ancora iniziato, nelle atmosfere terragne e al contempo surreali di un trasloco. In ogni dove stanno pacchi, pacchetti quasi a cerchio attorno al vuoto d’una casa nuova da arredare; sul fondo a rinchiudere il tutto una pesante, massiccia e, alla lunga, inquietante porta . Casa nuova, castello, prigione è il luogo, per tutta la pièce di Claudio Tolcachir, dello scontro tra ordine e disordine, sia fisico sia morale, tra ciò che appare e ciò che è reale, tra amore rappresentato e amore vero e intensamente sofferto. Il tutto si svolge in un assai precario equilibrio tra ragione e follia attorno a uno strano amore, nello sforzo tragicomico del comunicarlo e nella passività quasi indifferente del comprenderlo.

Emilia, la vecchia tata di Walter, ormai uomo di successo, è il mezzo leggero per  tentare di dire, di raccontare, con un sorriso sulle labbra privo tuttavia di felicità, i complessi incompresi linguaggi d’amore che legano la nuova famiglia del suo bambino, che proprio nei ricordi della vecchia tata si scopre ancora fragile, immaturo inseguendo invano l’obiettivo di costituirsi una famiglia, una di quelle famiglie quasi da soap opera che riescono  a “fare colazione assieme”. Il bel testo di Tolcachir, la figura forse più rappresentativa del nuovo teatro argentino, ci mostra una famiglia apparente, ma non reale: Walter non perde occasione per mostrare il suo amore melenso, ostentato, ma in realtà solo possessivo; fedele, ma ossessivo. La bella moglie Caro dalla perenne aria triste, assente quasi fosse impasticcata, canticchia, si muove a stento per la scena e, nel convincere la vecchia tata Emilia a rimanere con loro, prima a cena e poi a passare la notte, mostra la paura di rimanere sola all’interno di quella strana  famiglia. Caro da un precedente compagno ha avuto un figlio, Leo a cui Walter fa da padre tanto espansivo quanto possessivo. A Leo è praticamente impedito di uscire, di avere amici, una vita sociale al di là di quella porta opprimente e conduce un’adolescenza solitaria e inquieta.  Il ritorno di Gabriel (sempre in scena dall’inizio, ma seduto di lato sul proscenio: esterno, sospeso),  il primo marito mai dimenticato di Caro, svela quei legami fittizi imposti da Walter e tutto precipita verso un tragico fondo. Rimane la dolce Emilia disposta all’ultimo, quasi supremo, atto di sacrificio per il suo Walter: un gesto di devozione che è puro amore.

Grande testo, qualche leggero scricchiolìo (dall’ingresso di Gabriel) della comunque ottima regia dello stesso Tolcachir. La compagnia attoriale è di gran valore, dal sempre ottimo Sergio Romano (Walter) alla brava Pia Lanciotti alle prese con il personaggio difficile e complesso, nel suo essere quasi estraniato, della moglie Caro; da Josafat Vagni (il giovane Leo) che ben sa mostrare il suo star stretto in un’adolescenza coattata, tarpata a Paolo Mazzarelli (Gabriel) marito e padre quasi sbucato dal nulla e forse non del tutto bene sfruttato nelle sue capacità.

L’affiatata compagnia attoriale gira attorno a una magistrale Giulia Lazzarini, nel ruolo di Emilia. Vedere recitare Giulia Lazzarini costituisce sempre un gran piacere interiore.  In Emilia la Lazzarini ci dà nuovamente l’ennesima grande lezione di teatro con la sua recitazione soffio, con il suo delicato, gentile porgere il parlato sottolineato dal raffinato e attento movimento delle mani e soprattutto con questo perenne sorriso che sa offrire al pubblico anche quando è un sorriso privo di felicità. Il ritorno della grande attrice nel suo Piccolo è stato un bellissimo dono a tutti gli amanti del teatro.

Da vedere

Adelio Rigamonti

Archivio di Ottobre