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IL RITRATTO DELLA SALUTE

(Visto il 16 marzo allo Spazio Banterle)

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Di Chiara Stoppa e Mattia Fabris – Regia di Mattia Fabris

MALATTIA, ANSIE E PAURE IN SCENA: È TEATRO!

 

Fare della propria malattia uno spettacolo vero e avvincente, senza minimamente piangersi addosso o chiedere, direttamente o indirettamente, atti compassionevoli al pubblico, è decisamente riuscito a Chiara Stoppa, che con l’aiuto di Mattia Fabris coadattatore del testo teatrale e regista, ha portato nuovamente in scena, allo Spazio Banterle, Il ritratto della salute.

Nel 2005 un’insolita, insistente e debilitante stanchezza coglie l’attrice, allora giovanissima: è la prima spia che la spinge a farsi visitare e mentre è in tournée in Sicilia le viene diagnosticato un tumore del sangue, abbastanza raro, il linfoma di Hodgkin. L’80 per cento dei casi viene guarito, il suo caso sta dalla parte dell’altro 20 per cento. Dopo un anno in cui il corpo dell’attrice è stato dato in prestito alla medicina tra prelievi, ricoveri, estenuanti cicli di chemio (il tutto vissuto in una vera e propria campana di vetro) non rimane che il trapianto di midollo, donatrice la sorella. Chiara, cosciente di avere poche chances di sopravvivere all’intervento, che per giunta potrebbe creare alla sorella disperati sensi di colpa per tutta la vita, decide di infrangere la campana di vetro e riprendere possesso del proprio corpo e così inizia un percorso di guarigione che ha del miracoloso considerando che è qui a calcare le scene per raccontare la sua storia.

Lo spettacolo a cui ho assistito allo Spazio Banterle è decisamente teatro e soprattutto buon teatro: un testo indubbiamente di grande spessore e di molte emozioni, ma, soprattutto nella prima parte, giustamente inframmezzato da battute comiche che, oltre a strappare sinceri sorrisi o vere e proprie risate, attenuano la tensione.

Oltre alla validità del testo, che ha valenze drammaturgiche omogenee per tutta l’ora di spettacolo, vi è il grande valore aggiunto dell’interpretazione di Chiara Stoppa che, come ha dato in prestito il proprio corpo per oltre un anno alla medicina, concede in prestito la sua storia al pubblico, quasi con distacco, con serietà da attrice consumata, benché ancora giovanissima, e senza mai piangersi addosso. Una gran prova. Brava davvero!

Adelio Rigamonti