OUT OFF

SLEEPLESS. TRE NOTTI INSONNI 

Fino al 9 FEBBRAIO 2020

Con il contributo di NEXT 2019 – Regione Lombardia


lo spettacolo è inserito nel palinsesto del Comune di Milano

DI CARYL CHURCHILL
traduzione Paola Bono
con Elena Callegari, Mario Sala
regia Lorenzo Loris
video Davide Pinardi
scena e decorazioni Daniela Gardinazzi
intervento pittorico Giovanni Franzi
costumi Nicoletta Ceccolini
luci e fonica Luigi Chiaromonte
collaborazione ai movimenti Barbara Geiger
spettacolo inserito nell’abbonamento Invito a Teatro 


Visto da Roberta Pasetti il 16 gennaio 2020

SLEEPLESS: TRE NOTTI INSONNI

SLEEPLESS: IL SONNO DELLA RAGIONE GENERA MOSTRI

Due attori, tre coppie, quattro personaggi: rimescolamenti di carte e di rapporti, di situazioni e di caratteri. Il testo di Caryl Churchill fa sorridere tutti, a prescindere dalla visione che si ha dell’Amore e del rapporto uomo-donna. Tra battibecchi, frecciatine e notti insonni si rimane indecisi sulla posizione da prendere nei diversi casi.

Al teatro Out Off (dal 14/1 al 9/2) Elena Callegari e Mario Sala, per la regia di Lorenzo Loris, interpretano ogni situazione come se realmente appartenessero a quell’habitus. Indossano, insomma, tutti i personaggi a meraviglia.

La prima notte, lei senza aspirazioni, distrutta dagli anni e dalla fatica, lui ugualmente provato dall’alcool e dal lavoro. La seconda coppia: lei morta dentro, lui parla della trama di un film. Due situazioni da cliché, stereotipi voluti e che funzionano come assestamento del contesto. L’ultima notte è, a mio parere, il vero fulcro dello spettacolo, ed è la summa delle situazioni precedenti, una nuova coppia ma solite storie. Nessuno cambia, nessuno ama realmente. La storia si ripete, non c’è progresso, non ci sarà mai miglioramento perché l’essere umano ha il vizio di parlarsi sopra o, peggio, di parlare a vanvera, mentendo compulsivamente. Una mitomania congenita e mal celata. Nessun personaggio ascolta l’altro, lo scopo è esprimere il marasma di pseudo-opinioni che frullano nel proprio cervello. Un vizietto di tutti e che Caryl Churchill presenta rendendolo caricatura e facendoci ridacchiare scorgendo i difetti l’uno dell’altro. Ogni spettatore si trova, in vari punti, rappresentato e si compiace di immedesimarsi nella battuta sarcastica. Maschilismo qua e là, nei punti giusti perché il pubblico sia prima attirato nella trappola e inizi a pensare “beh, in effetti…”, per poi riscoprirsi nella palude del solito pensiero patriarcale.
Caryl Churchill ci mostra quanto sia facile piombare in dinamiche che pensiamo già lontane, quanto sia importante non smettere di lottare imbracciando l’arma della riflessione e del pensiero critico per scorgere i pidocchi rimasti attaccati al linguaggio e al comportamento dell’uomo medio (e anche meno medio).

Roberta Pasetti