Risultati immagini per logo teatro manzoni   VINCENT VAN GOGH:
L’ODORE ASSORDANTE DEL BIANCO

Di Stefano Massini  – Regia di Alessandro Maggi

                                              (Visto al Teatro Manzoni il 15 novembre 2018)

IL “PREZIOSO” OMAGGIO DI ALESSANDRO
A VINCENT VAN GOGH

 

Arriva sul palcoscenico del Manzoni lo spettacolo L’odore assordante del bianco,
in scena sino al 2 dicembre, scritto da Stefano Massini, vincitore con questo testo
del premio Tondelli a Riccione Teatro 2005, interpretato da un intenso Alessandro
Preziosi nella parte del grande pittore olandese Vincent Van Gogh per la regia di
Alessandro Maggi.
All’apertura del sipario il palco è vuoto, la scenografia di Marta Crisolini Malatesta è
formata da tre pareti bianche e in quella centrale si intravedono le forme (solo
quelle, nella completa assenza del colore) di una delle ultime opere del pittore, il
famoso quadro Campo di grano con volo di corvi. A terra, rannicchiato, rotola
Vincent costretto in una camicia di forza anch’essa bianca, i suoi piedi sono nudi, la
barba è incolta, il suo viso sofferente.
Siamo nel 1889 e Vincent si trova nell’ospedale psichiatrico di Saint-Paul-de-
Manson in Provenza dove è stato rinchiuso dopo essersi tagliato l’orecchio,
ammesso in ospedale all’età di 36 anni, colpito da manie acute, allucinazioni della
vista e dell’udito, incapace di vivere e gestirsi in libertà, ma giudicato socialmente
placido.
Risultati immagini per preziosi al manzoniInizia così il viaggio attraverso il quale veniamo catapultati nella vicenda umana del pittore olandese, diveniamo partecipi del suo calvario, della sua sofferenza, del suo male di vivere, dei suoi pensieri tormentati, delle sue allucinazioni.
Vincent riceve la visita del fratello Theo, interpretato da Massimo Niccolini, che
arriva da Parigi dopo un lungo viaggio e all’inizio il dialogo sembra dargli sollievo:
riemergono ricordi anche di un tempo felice. Dopo poco però Vincent inizia a
delirare, i suoi pensieri vagano impazziti, non abbiamo più la certezza se ciò che
accade è reale o è un’allucinazione. Forse anche Theo è solo una visione.
Vincent vive segregato in quella stanza sterile e vuota, senza colori, tele, libri,
natura, unico segno di vita una pianta amorevolmente cresciuta da lui che, come fosse uno
scherzo, fa solo fiori bianchi. Incalzato dai due sadici infermieri Gustave (Alessio
Genchi) e Roland (Vicenzo Zampa) e dall’ottuso psichiatra Dottor Vernon-Lazàre
(Roberto Manzi) il suo malessere non accenna a placarsi finché entra in scena il
direttore del nosocomio il Dott. Peyron (Francesco Biscione), un medico illuminato,
appassionato di nuove tecniche psicologiche come l’ipnosi, che cerca di capire la sua
mente e riesce a conquistare la sua fiducia e al quale Vincent si arrende, cosicché
finalmente qualcuno parla con Vincent senza ascoltare Van Gogh.
Il testo di non facile rappresentazione ci riporta a quello che poteva essere
l’approccio nell’800 verso persone mentalmente instabili, a quelli che potevano
essere i pregiudizi verso le persone originali, fuori dagli schemi come gli artisti che
sicuramente vivevano in maniera molto particolare e sopra le righe, alla paura per il
diverso, paura dettata dall’ignoranza e dal moralismo.
Lo spettacolo è un atto unico che tiene il pubblico con il fiato sospeso in attesa di
una svolta positiva, di una salvezza che non arriverà anche se sul finale tutto il palco
si illuminerà di giallo, il colore onnipresente nelle tele dell’artista, simbolo di luce, di
calore umano restituendo all’artista il colore della vita.
Lo spettacolo è appassionante e avvincente, carico di tensione emotiva grazie al
buon cast di attori e al carisma di Alessandro Preziosi. Tanti e calorosi gli applausi del
pubblico alla prima milanese.

 

Marina Salonia

 

 

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