IL BORGHESE GENTILUOMO

(Visto al Teatro Carcano il 14 novembre 2017)

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Di Molière – Regia di Armando Pugliese

L’ARRAMPICATA CONTINUA

Al Teatro Carcano il bravo  Emilio Solfrizzi indossa con disinvoltura i panni di Monsieur Jourdain, il protagonista della comédie-ballet  di Molière Il borghese gentiluomo.

Sebbene il testo sia stato rivisitato, aggiornato e sforbiciato dalla regia, non sempre impeccabile, di Armando Pugliese, la satira sferzante di Molière si mostra ancora attuale e ben applicabile ai cliché di quei tanti arrampicatori che si arrabattono in ogni settore, anche,  se non soprattutto, dalla politica alla finanza, in ogni parte del mondo.

In questa commedia Molière criticava Luigi XIV come buffone di corte, infatti il borghese gentiluomo era la parodia della corte del Re: il ridicolo della società che lui stesso aveva creato. Inoltre prende posizione contro i matrimoni combinati, organizzati secondo le comodità economiche.

La struttura originale dell’opera prevedeva cinque atti con quattro intermezzi danzanti, ciascuno al termine dei primi quattro atti, e un balletto finale, il ballo delle nazioni, con molti ammiccamenti al teatro dell’arte  italiano dell’epoca. Di questo finale non vi è traccia nella messa in scena di Armando Pugliese.

Canzoni e balletti sono eseguiti sulle nuove musiche di Antonio Sinagra, che pur riecheggiando vaghe armonie secentesche, mi sembrano decisamente inferiori alle arie barocche e ironiche di Lully.

Qualche lungaggine di troppo ho notato nella prima parte, dove agiscono i professori  gregari del borghese gentiluomo, prezzolati e cinici, essendo interessati solamente al denaro che ricavano dal vanesio Monsieur Jourdain, sebbene gli interpreti siano egregi e quasi sempre nei tempi. Mi ha lasciato un po’ sospeso il finale, che al di là del taglio del ballo finale, che forse poco avrebbe aggiunto al gusto della satira molièriana, non chiude e sembra monco come volesse suggerire allo spettatore una libera interpretazione relativa anche alle suggestioni dell’oggi.

Di tutt’altro genere e gradimento il valore del cast di attori a cominciare da Emilio Solfrizzi, che,  ormai affermatosi nel ruolo di gran capocomico leggero, dà esempi virtuosi di recitazione sia nella mimica sia nella dizione ricca di accenti meridionali che non disturbano affatto.

Piace particolarmente Lisa Galantini, nel ruolo della serva Nicole, che con le sue risate fragorose e il suo schietto buon senso stigmatizza continuamente gli atteggiamenti vanitosi del padrone Jourdain e diventa una sorta dell’impertinente bambino della favola  di Andersen I vestiti nuovi dell’imperatore.

Interessante il Coviello di Cristiano Dessi, che dà, da una felice intuizione registica, sembianze e movenze di Pulcinella al servitore di Cleonte (Roberto Turchetta) innamorato di Lucilla (Viviana Altieri) figlia di Jourdain.

I giovani Altieri e Turchetta danno un’ulteriore pennellata di freschezza in un cast di attori ben collaudato e preciso. Bravi tutti con un applauso particolare per la spassosa interpretazione di Nico di Crescenzo, cantante e gretto maestro di musica. Testo e recitazione decisamente da applausi.

Adelio Rigamonti

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