IL COMMENTO

a cura di Claudia Pinelli


UN GRANDE EUGENIO ALLEGRI IN “NOVECENTO”

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“Novecento”, andato in scena al teatro Filodrammatici di Milano fino al 2 aprile, è un bellissimo monologo che trasmette poesia e emozione. Il testo di Alessandro Baricco interpretato dall’attore Eugenio Allegri per cui lo stesso autore dice di averlo scritto, arriva in ogni parola, grazie anche alla regia di Gabriele Vacis. Sul fondo un telone, pochi elementi scenici che rimangono sospesi, come il piccolo pianoforte che viene sospinto da una parte all’altra della scena appeso a un filo a ricreare il momento della tempesta in cui il trombettista narratore e Novecento si incontrano, altri che vengono calati dall’alto e ritirati lasciando al bravissimo Allegri, alla sua interpretazione, alla sua mimica, di riempire la scena del racconto della vita di Novecento, eccezionale pianista ritrovato neonato da un marinaio sopra un pianoforte del Virginian, nave che fa la spola dall’Europa all’America tra le due guerre, con le sue tre classi così bene descritte, nave che sarà il mondo di Novecento, da cui non scenderà mai neanche dopo la morte di chi lo ha accudito, lui che non esiste, non ha documenti, ma che il mondo lo crea attraverso la musica e il racconto degli altri passeggeri, in una vita sospesa, in un tempo sospeso che sono la sua realtà e la sua vita, mentre il mondo quello reale va a rotoli e la nave ormai logora viene destinata alla demolizione, riempita di tritolo e Novecento è lì seduto su una cassa di esplosivo. L’attore è da solo e per 90’ ci tiene incollati al racconto con il fiato sospeso e uscendo dal teatro sentiamo ancora il rollio della nave da cui anche noi abbiamo fatto fatica a scendere.

c.p.

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