LAIKA

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Di e con Ascanio Celestini

LAIKA O DELLE VITE MARGINALI

Il ritmo è elevatissimo, le parole fluiscono da Celestini con una velocità che non compromette la comprensione, ma che tiene attanagliati e concentrati per non perdere nessuna parte di testo.
È  un fiume in piena il suo raccontare di vite marginali che si snodano tra minuscoli appartamenti, bar di periferia, il discount con il suo piazzale centro della vita di questa umanità in cui l’alcolizzato racconta e parla con un dio a cui non le manda a dire e  la prostituta, la vecchia, la donna tanto devota con l’Alzheimer (con la testa tutta “impicciata”), il barbone, l’amico, fanno da coro a questa narrazione tanto simbolica quanto reale con i facchini che nei magazzini di logistica lì vicino tentano una lotta per migliorare le condizioni di lavoro.
È  un’umanità dolente, che si deve difendere da sola e solidarizza.
Sul palcoscenico, sullo sfondo, un piccolo sipario e oltre a Ascanio in scena c’è il fisarmonicista Gianluca Casadei che accompagna il racconto con la sua musica e che rappresenta anche la voce fuori campo (di Alba Rohrwacher), dell’amico che compenetra il racconto e lo arricchisce di realtà, e alcune cassette di plastica impilate.
Il teatro di Ascanio Celestini è coinvolgente, lui tesse storie e ce le racconta, ci porta con sé mischiando vite e denuncia sociale, solo con la sua voce; ci concede risate e ci fa salire il groppo alla gola per il sapore amaro della realtà, ma ci lascia con la speranza perché continuando a provare “a tenere su la volta celeste che sta cadendo (anche se non c’è letteratura scientifica al riguardo)”, saranno gli ultimi che almeno ci proveranno a salvare il mondo  non voltandosi dall’altra parte.
Claudia Pinelli

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