LE PRÉNOM

Le prénom (Cena tra amici)

Di M. Delaporte e A de La Patellière
Regia di Antonio Zavatteri

CENA IN UN INTERNO CON IRONIA FRANCESE

Al Teatro Carcano, fino al 12 marzo, è di scena Le prénom, più conosciuto in italia come Cena tra amici, dal titolo italiano del film francese tratto dalla gustosa pièce di Matthieu Delaporte e Alexandre de La Patellière. A portarla in scena al Carcano, nella versione italiana di Fausto Paravidino, un gruppo di giovani attori in una produzione del Teatro di Genova diretti da Antonio Zavatteri.
Un salotto borghese di un appartamento in un elegante quartiere di Parigi sta per ospitare una cena etno-maghrebina tra parenti e amici. Vincent, un quarantenne agente immobiliare di successo che tra poco sarà padre, è invitato a cena dalla sorella Elizabeth e dal cognato Pierre, entrambi insegnanti, lei al liceo, lui all’università. A casa di Pierre ed Elisabeth, Vincent incontrerà anche l’amico di infanzia Claude che suona il trombone in un’orchestra sinfonica. In attesa della moglie Anna, sempre in ritardo, Vincent è subito bombardato di domande sulla futura paternità e quando gli chiedono il nome del futuro bimbo la risposta di Vincent, con tutti gli arzigogolati ragionamenti che ne conseguono, scatena una discussione, che solo per poco rimane convenzionale e dà origine, anche dopo l’arrivo di Anna, a situazioni, equivoci e verità imbarazzanti. Gli insulti, le offese, le meschine insinuazioni non risparmiano nessuno in uno spietato, tragicomico gioco di mettere a nudo senza reticenze i guasti della famiglia borghese, magari anche con idee progressiste.
Nella versione italiana di Paravidino è rimasto intatto lo spirito graffiante che caratterizza la recente commedia francese sia teatrale, sia cinematografica. Non vi è nessuna intenzione, neppure vaga, di italianizzare la situazione e forse per questo lo spettacolo in scena al Carcano è frizzante e genuino e sicuramente più rispettoso del gradevole testo originale dell’italianizzato film di Francesca Archibugi, Il nome del figlio.
Lo spettacolo confezionato dal regista Antonio Zavatteri è ben curato in ogni particolare, quasi sempre rispettoso dei tempi della commedia e comunque sicuramente di grande impatto sul pubblico, una regia leggera non invasiva che sembra lasciare libertà espressive ai giovani attori (tutti o quasi ex-allievi del Teatro Stabile di Genova). Ne esce una gradevolissima commedia frizzante in cui i colpi di scena non mancano affatto e in cui, come accennato prima, risalta tutta l’ironia della recente tradizione francese, una commedia che proprio grazie a quella regia leggera è di immediata recepibilità da parte del pubblico che apprezza con applausi intensi e ripetuti anche a scena aperta.
I cinque attori in scena sono tutti giovani a partire dal bravissimo Aldo Ottobrino nel doppio ruolo di Vincent  e, all’inizio dello spettecolo, del narratore che ha il compito di presentare, sostituendo con parole e azione le didascalie presenti nel film, il profilo dei vari personaggi che di lì a poco animeranno la scena, se già non lo stanno facendo come Elisabeth (Alessia Giuliani) e Pierre (Alberto Giusti) in una simpatica, forse un po’ troppo insistita, caccia alle smarrite chiavi della cantina. L’Elisabeth di Alessia Giuliani in alcuni casi si porta d’un poco sopra le righe, molto probabilmente per l’impeto giovanile che la brava attrice profonde visibilmente per tutto lo spettacolo. Alberto Giusti con garbo passa dai modi di compassato docente universitario a quelli urlati e agitati del gauchiste borghese parigino. Oltre all’efficace Gisella Szaniszlò (nei panni di Anna compagna di Vincent e futura mamma) piace Davide Lorino che ben rende, nel ruolo di trombonista sospettato di essere omosessuale, un personaggio docile, quasi al limite dell’essere imbranato, che tuttavia nasconde fino alla fine le verità più scomode da rivelare in un salotto della Parigi bene, sia pure vagamente gauchiste.
Sicuramente il rodaggio sarà utile a eliminare i già rarissimi momenti di stanca (per esempio l’inizio effettivo della cena) di questa pièce che gli amanti della commedia contemporanea non devono lasciarsi perdere.
a.r.

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L'OCCHIO DELLO SPETTATORE
A cura di Marina Salonia


Riproponiamo, in via sperimentale, la rubrica “L’OCCHIO DELLO SPETTATORE”

Le prénom è una piéce teatrale dalla quale è stato tratto l’omonimo film francese, poi riproposto anche in Italia con ben due film: “Cena tra amici e “il nome del figlio”. Ci troviamo a Parigi nella casa borghese di due professori che attendono per una cena dai sapori mediorientali degli amici: ospiti sono Vincent, il fratello di lei, agente immobiliare di successo, con la sua compagna e Claude il migliore amico di lei, musicista e all’apparenza omosessuale (almeno così tutti credono). Tutto nasce dalla dichiarazione di Vincent riguardo al nome che intenderebbe dare al figlio che gli sta per nascere. Dopo un divertente “totonome” Vincent la spara grossa: nessuno vuole credere alla sua assurda scelta. Da questo momento si scatenano le polemiche e diventa un vero campo di battaglia: tutti sono contro tutti; ognuno ha qualcosa da criticare all’altro, ognuno rivela un lato nascosto fino ad allora sconosciuto nonostante i protagonisti si conoscano da anni. Ognuno di loro indossa la propria maschera e con questa interpreta il proprio ruolo nella società . Ma niente è come sembra: quella sera si scoprono come stanno veramente le cose e molte sono dure da digerire. Gli attori sono molto bravi, il ritmo della commedia coinvolgente e ironico e ci fa riflettere sulla fragilità dei rapporti umani e sulla difficoltà di essere sempre coerenti con le proprie idee perché troppo spesso ci si trova intrappolati nei ruoli che la società ci impone. Applausi meritati.

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