LA VEDOVA SCALTRA

(Visto il 13 aprile 2018 al Teatro Carcano)

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Di Carlo Goldoni – Regia di Gianluca Guidi

UNA VEDOVA DOUBLE FACE

Fino a domenica 22 aprile è di scena al Carcano La vedova scaltra di Carlo Goldoni, spettacolo diretto da Gianluca Guidi.

La vedova scaltra è opera importante perché rappresenta, più di altri precedenti e meno fortunati testi,  il punto di passaggio tra la commedia dell’arte e la commedia di carattere. La riforma del teatro goldoniano trova in questa opera la propria affermazione. L’opera pur non affrancandosi ancora del tutto dalla commedia dell’arte, dalla quale ripete alcuni modelli come l’Arlecchino servitore di più padroni che confonde i destinatari dei messaggi che è incaricato di trasmettere, ha il merito di introdurre il tema della donna forte corteggiata  da molti uomini che gestisce abilmente il proprio destino disegnando un personaggio per molti versi genitore di Mirandolina della Locandiera.

Lo spettacolo, che ho visto al Carcano, è, benché sostenuto dalla splendida scenografia di Carlo De Marino in cui i rimandi agli allestimenti strehleriani sono sapientemente contenuti, lavoro in cui si colgono frequenti scivoloni della parodia, di cui Goldoni non abbisogna per nulla.

Dopo un primo atto agile e sciolto nei tempi , di cui piacciono musiche e canti e l’interpretazione attenta di tutto il cast , invece del consueto decollo nella seconda parte lo spettacolo si fa parodia alla ricerca della risata facile da parte del pubblico. E se può passare,la breve citazione tratta da Cent’anni di solitudine di Marquéz, certo non sono facili da digerire l’Avanti Savoia!  gridato da Don Alvaro de Castiglia, le strizzate d’occhio alle movenze da nuoto sincronizzato, alla pinna cartacea d’uno squalo nei canali veneziani o l’arbre magique donato, sempre da Don Alvaro, ad Arlecchino per i suoi servigi. Forzata pare anche, per giunta anacronistica, la caratterizzazione masochista di Don Alvaro (Sacher-Masoch nasce circa novant’anni dopo la stesura dell’opera).

Anche gli attori, bravi e puntuali nel primo tempo, subiscono, chi più e chi meno le difficoltà del secondo tempo. Il cast, comunque di tutto rispetto, è composto da Francesca Inaudi (una appropriata Rosaura dal canto interessante), Gianluca Guidi (regista e algido Conte di Bosco Nero), Fabio Ferrari, Riccaro Bocci e il talentuoso e divertente Matteo Guma (nel ruolo dei tra spasimanti stranieri), Claudia Ferri (la vispa servetta francese di Rosaura) e Alessandra Cosimato (una fresca Eleonora, sorella di Rosaura). Massimilano Giovannetti e Renato Cortesi interpretano con misura due delle maschere rimaste, Pantalone e Dottor Lombardi.

Una nota tutta particolare merita Andrea Coppone, ottimo Arlecchino per agilità mimica e recitativa, un attore di sicuro talento su cui si può facilmente scommettere che, con tempo e lavoro, potrà benissimo far parte a pieno titolo della schiera dei grandi Arlecchini italiani da Moretti a Soleri, a Bonavera. Bravo davvero.

Adelio Rigamonti