MARCO PANTANI, IL CAMPIONE FUORI NORMA

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Di e con Alessandro Albertini
Regia di Michela Ottolini

Nel corso della seconda serata del Festival teatrale dello sport, che ho seguito al Ringhiera, lo spettacolo conclusivo era dedicato al ciclista mito Marco Pantani.

Marco Pantani. Il campione fuori norma di Alessandro Albertini, che ne è anche il protagonista supportato da Francesca Botti con la regia di Michela Ottolini, è un lungo, forse troppo lungo, oltre le due ore, collage di agghiaccianti documenti, articoli di giornali, esiti di analisi ematiche, estratti dai verbali dei vari processi o delle varie indagini. Un collage ricco e gestito con grande passione che mostra, non riuscendo, perché impossibile, a chiarire i troppi lati oscuri della vicenda che trasformò un campione, mai risultato positivo a un controllo antidoping, in un mostro, nel dopato per eccellenza, spingendolo alla depressione, all’uso di cocaina, fino alla morte avvenuta in un residence di Rimini, anche in questo estremo caso, in circostanze non chiare.

Lo spettacolo, che la lettura dei documenti rende spesso un pugno nello stomaco, è gestito con molto impeto e passione, ma scarsamente supportato da una concreta scrittura drammaturgica e da una regia attenta e così un coraggioso e apprezzabile tentativo di far luce, per quanto possibile, sul caso Pantani sfugge di mano e scivola, magari per alleggerire la tensione, addirittura nell’inutile farsesco come quando vengono ritratti i carabinieri, che svolgono indagini su una siringa trovata in un hotel di Montecatini, in puro stile barzelletta trita e ritrita

a.r.

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