LIBERA NOS DOMINE

(Visto al Teatro Menotti il 12 aprile 2018)

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Di Enzo Iacchetti

RABBIA E DELICATEZZA

NEL TEATRO CANZONE DI ENZO IACCHETTI

Il Libera nos Domine visto al Teatro Menotti, nell’ambito della rassegna Talkin’ Menotti – Narrazioni e Contaminazioni, è buon Teatro-Canzone, ben studiato e calibrato e portato in scena da un Enzo Iacchetti che scommette su sé stesso in un importante e significativo tassello della sua lunga carriera.

Già all’ingresso della sala è possibile intuire che la scommessa ha tutte le prerogative per poter essere vinta. Infatti a ogni spettatore viene distribuito un foglietto scritto a mano con la frase “I sogni sono fatti di niente, ma quando precipitano fanno più macerie di un grattacielo fatto esplodere con la dinamite”.

Enzo Iacchetti solo in scena, per oltre un’ora e mezzo, è egregiamente supportato e quasi fasciato dalle funzionali, intricanti e belle video clip di Francesco Bolognesi e dalle luci disegnate con garbo e intensità da Valerio Tiberi. Video e luci sono componenti fondamentali per garantire il successo della scommessa e per offrire al pubblico uno spettacolo anche virtuale di grande impatto ed effetto.

Ovviamente il maggior peso della sfida se lo assume un Enzo Iacchetti in grande spolvero che con misura e delicatezza vaga con profondità e ironia dalla sudditanza dai cellulari e dai messaggini, all’amore, all’amicizia (e non quella di Facebook), all’emigrazione e alla religione prendendosela con Dio stesso, lavorando con acume e mestiere su quello che è diventato spesso solo un luogo comune: se Dio ci fosse non permetterebbe le brutalità che percuotono il mondo. Ma l’uomo d’oggi è soprattutto ansia, un’ansia che Iacchetti rende quasi tangibile e condivisa. Assai felice è apparsa la scelta delle canzoni inserite nello spettacolo come ossatura dello stesso, canzoni di Jannacci, Gaber, Guccini (Libera nos Domine che dà il titolo a tutto lo spettacolo) e Faletti selezionate tra le meno conosciute e commerciali.  È piaciuta, in modo particolare, l’interpretazione di Una lettera da lontano di Jannacci con l’opportuno richiamo all’oggi sostituendo la dedica a Silvia Baraldini con quella a Giulio Regeni. La voce di Enzo Iacchetti profonda ben si adatta a questo genere di spettacolo quasi scordato dalla ribalta italiana. Fosse solo per questa riproposta, generosa e pulita, occorre ringraziare Enzo, assistito in regia da Alessandro Testa. Molti sono stati gli applausi alla prima.

Se proprio dobbiamo cercare una pecca la troviamo nell’aggiunta post-finale in cui Enzo Iacchetti si è prodigato in un malizioso e cattivo attacco personale a un famoso critico di spettacoli  televisivi: attacco che è sembrato incrinare la delicatezza mostrata in tutta la rappresentazione.

Adelio Rigamonti