URLANDO FURIOSA – UN POEMA ETICO

(Visto al Teatro Verdi il 12 dicembre 2017)

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Di Domenico Ferrari, Riccardo Piferi, Riccardo Pippa, Rita Pelusio – Regia di Riccardo Pippa

IL CHIODO FISSO DI RITA

Al Teatro Verdi fino al 17 dicembre è di scena Urlando Furiosa – un poema etico, scritto da Domenico Ferrari, Riccardo Piferi, Riccardo Pippa e Rita Pelusio; la regia è di Riccardo Pippa.

A scena aperta, all’ingresso del pubblico in sala, troneggia sul palco l’imponente e bella scultura scenica di Simone Fersino: un gran chiodo, il chiodo fisso intorno al quale e sul quale una assai vitale Rita Pelusio è Urlando Furiosa, un buffone, forse meglio un giullare, contemporaneamente poetico e, soprattutto, scanzonatamente caustico e feroce.

In questa epoca in cui tutto si sperde e la confusione è forse l’unica maestra di vita, Urlando Furiosa, che, più che perso, sembra aver rifiutato il senno, arriva sulla Luna, dove finiscono tutte le cose perdute.
E come loro anche Urlando si sente persa. Tutto lo spettacolo gira attorno all’interrogativo, più o meno esplicitato ma sempre presente e vero motore dell’intera pièce, ”dove sta oggi la ragione, dove sta la follia?”. Urlando Furiosa è persa, sola, senza neppure un Astolfo, il bizzarro paladino dell’Ariosto, a darle una mano, a ridarle più che il senno un equilibrio, e allora urla e va a la guerre! contro tutto e tutti pur trasmettendo la consapevolezza  di combattere battaglie già perse in partenza e tale consapevolezza  diventa collettiva, condivisa. Il testo, veloce, quasi sempre fresco e immediato, offre spunti per riflessioni amare sull’oggi e sul senso d’impotenza nel reagire alle storture d’una stagione di inganni e di finti idoli (piacciono le stilettate velenose ai signori, cavalieri e cialtroni della politica italiana d’oggi).

Per reagire non ci resta dunque che urlare tutti insieme e impegnarsi, e l’invito è diretto ed esplicito, magari nel volontariato.

Urlando Furiosa ci consegna una Rita Pelusio, matura, benché visibilmente tesa nella serata della prima, che riesce a darci, conservando le cifre di una comicità surreale,  un teatro civile svincolato da pretestuose analisi sociali come spesso accade. Tutto con lei è immediato, spontaneo e fresco e di certo le repliche saneranno le veniali discrasie tra recitazione e regia, del comunque apprezzabile, anche in questa occasione, Riccardo Pippa. Applausi meritatissimi, nonostante che la mala suerte sia pesantemente intervenuta nella serata della prima con inceppi e peggio, che solo l’esperienza e la tenacia dei tecnici luce sono riusciti a contenere quasi completamente all’insaputa del pubblico.

Adelio Rigamonti