PICCOLO TEATRO - PAOLO GRASSI

L’ABISSO

dal 12 al 24 novembre 2019
tratto da “Appunti per un naufragio” (Sellerio editore)
uno spettacolo di e con Davide Enia
musiche composte ed eseguite da Giulio Barocchieri
produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Teatro Biondo di Palermo, Accademia Perduta/Romagna Teatri
in collaborazione con Festival internazionale di narrazione Arzo
organizzazione Luca Marengo


Visto da Roberta Pasetti al Piccolo/Teatro Grassi il 12 novembre 2019

L'ABISSO

TEATRO URGENTE PER LAMPEDUSA

Come comparare la tragedia personale con la tragedia umana? Come si possono istituire confronti, cercando di comprendere l’immensa portata che il dolore può avere? Come capire e superare l’abisso? Davide Enia ci prova e ci riesce con lo spettacolo L’abisso, durante il quale intraprende uno scavo profondissimo sul tema degli sbarchi a Lampedusa connesso alla vicenda personalissima della ricerca di un metodo, di un’etica e di un legame stretto con la Vita, legando il tutto alla sua famiglia: al padre, allo zio soprattutto.

Una sfida assurda. Anzi, più sfide assurde: gli sbarchi, le morti, i naufragi, come portarli a teatro, come raccontare? Come parlare dell’umanità e della singolarità assieme e senza svilire il tema? Enia, allora, mette tutto in gioco. Parola, musica, danza, grida, un calderone di gesti e suoni che insieme danno almeno un barlume di conoscenza della realtà cruda, della vita e della morte.

Per la maggior parte del tempo, Enia resta seduto accanto a Giulio Barocchieri (musicista). Da quella postazione, che abbandona poche volte, parla (e danza anche: gesti minimali ma mimici ed espressivi) di testimonianze orribili, terrificanti, parla della sua esperienza a Lampedusa e poi sembra virare verso la storia personale. Tocca vari aspetti ed elementi, fino a chiudere i cerchi concentrici che continua a ricreare con le sue storie.

Non fiction talmente assurda da essere incredibile e indicibile: più volte l’ineffabilità della tragedia emerge dai racconti in prima e terza persona di Enia. Mai, in effetti, si descrivono le sensazioni provate: sono impossibili da dire, si possono solo scaricare in un pianto infinito, si possono solo raccontare le situazioni sconfortanti.

Uno spettacolo che dalle macerie delle tragedie lascia scorgere uno spiraglio: si può agire contro l’orrore, si può dare una mano e non fermarsi mai. Spesso, infatti, si ripetono gli accenni alla montagna in confronto al mare, all’abisso, alla tomba: la montagna che è forza, che è ascolto, che è pace, è la “montagna di uomo” che strappa i corpi dall’acqua.

In scena al Piccolo Teatro Grassi dal 12 al 24 novembre, L’abisso non dà spazio alla titubanza e, da monologo a teatro, si evolve in un appello allo spettatore, in dovere e urgenza morali.

Roberta Pasetti