MATERMUNDI

Di Egidio Bertazzoni – Regia di Anna Bonel

(Visto al Teatro della Cooperativa il 12 novembre 2018)

SFUOCATE LE DISPERATE MEMORIE

Nello spettacolo Matermundi,  di Egidio Bertazzoni e regia di Anna Bonel, la figura di Madre Francesca Saverio Cabrini (nell’interpretazione ancora una volta straordinaria della sempre splendida Giulia Lazzarini) è un intelligente fulcro/pretesto per raccontare, in una continua sovrapposizione di tempi e luoghi, l’emigrazione italiana, dalla fine dell’Ottocento agli anni Cinquanta del secolo scorso, in ogni sua sfaccettatura che ha sempre per comune denominatore la miseria.
Memorie di nostre travagliate sofferenze, appena accennate, quando capita, nei libri di storia e sicuramente rimosse dai più.  Memorie che, partendo dal bel cammeo/prologo di Enrico Bonavera, Zanni bergamasco nel travagliato viaggio sul Po verso Venezia per sfuggire a fame e miseria, si fanno sempre più universali e atemporali concludendosi con il ricordo dell’assassinio di stampo razzista/fascista del nigeriano Emmanuel Chidi Namdi, che, a Fermo agli inizi del luglio 2016, per difendere  la moglie pesantemente insultata è stato massacrato. Uno dei tanti casi del sempre più crescente razzismo che si diffonde nel nostro Paese fomentato da uomini senza scrupoli che alimentano continuamente paure parlando esclusivamente alle pance.
Risultati immagini per matermundi LazzariniSpettacolo, per i tempi che corrono, coraggioso e necessario che ha come filo conduttore la figurina energica e fiera di Madre Cabrini e soprattutto la pietas che continuamente trapela dalle sue parole.
Accanto alla magnifica Giulia Lazzarini e al bravissimo Bonavera, degno di menzione Francesco Sangermano che integra, leggendo testi dell’Arcivescovo di Piacenza Giovanni Battista Scalabrini, le letture della suora.
Giacomo Bertazzoni, Mattia Lecchi, Davide Turolla, sono i tre giovanissimi e bravi musicisti che spaziano, in una specie di contrappunto quasi continuo alla narrazione, da intensi  canti popolari a canzoni famose negli anni  Sessanta e successivi, che a volte sembrano un po’ stridere con il raccontato.  Assieme al già citato Bonavera e all’esperto Aldo Stella, agiscono sul fondo, quasi fosse un coro, numerosi giovanissimi allievi/attori che, a volte dal fondo e altre più avanti verso il pubblico, sottolineano, con alterne fortune, situazioni particolari di immigrazione italiana interna o esterna che sia. Qualcuno dei giovani allievi ha buon talento e spiace non poter citare i loro nomi mancando qualsiasi riferimento nei comunicati stampa e nei fogli di sala. Spettacolo che si impone soprattutto per i coraggiosi e necessari contenuti e per la figura magnetica di Giulia Lazzarini.

Adelio Rigamonti

 

 

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