ROSALYN

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Di Edoardo Erba- Regia di Serena Sinigaglia

DAI BUCHI DEL PROFONDO

TEATRO CARCANO - STAGIONE 17/18

(Visto al  Teatro Carcano l’11 gennaio 2018)

Rimarrà in scena a Milano al teatro Carcano fino a domenica 21 gennaio, “Rosalyn”, un bel testo di  Edoardo Erba, già  proposto a Milano nella scorsa stagione al teatro Verdi.
La scenografia di Maria Spiazzi, è quel tocco immediato che fa cogliere la complessità della narrazione e i continui cambi di toni. Un palco obliquo con una pavimentazione a scacchiera, in rilievo e con piastrelle mancanti, su cui si muovono con prudenza, quasi a tentoni le due protagoniste, Alessandra Faiella e Marina Massironi, che con la sapiente regia di Serena Sinigaglia, portano sulla scena un giallo dai risvolti noir e psicologici, in cui c’è spazio anche per l’ilarità senza lasciare che la vena comica, che caratterizza entrambe le attrici, prenda il sopravvento sulla narrazione.  Rimando all’ottima recensione, già pubblicata su Sonda,  di Adelio Rigamonti, sottolineando come le imprecisioni che venivano rilevate nella prima messa in scena dell’opera, siano state superate in questo allestimento, in una fluidità di narrazione che permette, anche nel susseguirsi di colpi di scena,  partecipazione e comprensione.

Claudia Pinelli

TEATRO VERDI - STAGIONE 16/17

(Visto al Teatro Verdi nel mese di maggio 2017)

Pensavo che fosse impresa difficile recensire Rosalyn di Edoardo Erba, in scena fino al 23 aprile al Teatro Verdi: come si fa a recensire una commedia noir, a forte introspezione psicologica, facendo molta attenzione a non svelare nessun minimo particolare che possa spegnere nel futuro spettatore l’ansia del conoscere? Invece testo, regia, l’interpretazione di Alessandra Faiella e Marina Massironi, entrambe veramente in gran spolvero, e tutto quanto gira attorno alla messa in scena forniscono svariati modi o lenti per spiegare molto dell’intricante spettacolo diretto da Serena Sinigaglia.

Tra il tutto quanto costituisce uno spettacolo, c’è ovviamente l’impianto scenografico realizzato da Maria Spazzi con la genialità che la contraddistingue d’abitudine: un piano inclinato formato da piastrelle, alla vista metalliche, qua e là mancanti che costringono le interpreti a vistosi labirintici equilibri, una sedia e null’altro: una scena orizzontale inclinata, con buchi, interstizi messi lì a ricordare quanto di nascosto, di sommerso, di immancabilmente riemergente ci sia nel profondo dell’animo umano; buchi e interstizi che  ovviamente servono anche  per estrarre e riporre gli arnesi di lavoro di Rosalyn (Marina Massironi), donna delle pulizie che fortuitamente incontra Esther (Alessandra Faiella), una scrittrice impegnata a Toronto nella presentazione di un suo libro.

Da quel piano inclinato Serena Sinigaglia fa scivolare, rotolare addosso allo spettatore minimi e non lineari indizi che lo conducono in un labirinto di specchi in cui l’uscita, la soluzione del rebus, è lì a portata di mano prima che un ennesimo colpo di scena rimetta di nuovo tutto in gioco e spinga maggiormente in profondità nei buchi del subconscio e soprattutto del ricordo.

Il ricordo è il filo rosso dello spettacolo, srotolato per flash back e sapienti mutamenti di luce disegnati da Roberta Faiolo. È  proprio nello srotolare ricordi, forse per troppa voglia di esasperare il succedersi dei colpi di scena, che la drammaturgia va un po’ in affanno e non suscita sempre gli immediati click mentali di collegamento. Roba da poco, s’intende, a cui sarà facile porre rimedio per far meglio funzionare, mi riferisco al sotto finale, una già oliatissima macchina.

A dar olio alla macchina ci pensano in modo egregio Alessandra Faiella e Marina Massironi, un duo inedito che la capacità di entrambe, con l’aiuto dell’attenta e scrupolosa regia, si mostra come fosse collaudato da tempi remoti. Due attrici che si supportano con facilità, interscambiandosi nel ruolo di spalla, e che si tengono nelle righe rifuggendo dal ruolo di mattatrici, che forse strapperebbe una risata in più, ma di certo appesantirebbero un testo complesso ma non complicato, che scivola addosso al pubblico coinvolgendolo. Per chiudere sull’interpretazione della Faiella e della Massironi, sono convinto che chi ha visto o vedrà lo spettacolo non potrà fare a meno di liberare le due attrici dal recinto di attrici cabarettistiche tout-court, limite che dopo il gran lavoro in Rosalynè ampiamente scavalcato. Da vedere non solo per ridere.

Adelio Rigamonti